Borse europee in netto rosso, vendite su tech e banche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le Borse europee hanno ampliato le perdite in una seduta dominata dalle vendite sui comparti tecnologico e bancario, in scia al calo delle piazze asiatiche e nonostante la chiusura positiva di ieri a Wall Street. Milano ha toccato quota -2,46%, Francoforte si è fermata a -1,5%, mentre Parigi e Londra hanno calato di poco meno di un punto percentuale.

La tensione sul tech si è manifestata fin dall'apertura, ma nel corso della giornata si è estesa anche ai bancari: a Piazza Affari, tra i peggiori del listino principale, hanno figurato Technoprobe con un -6,35%, seguita da Unicredit e Bper Banca.

Il quadro macro che alimenta le vendite

A contribuire al clima negativo concorrono diversi fattori. Il prezzo del petrolio è tornato a salire oltre quota 100 dollari al barile, dopo essere scivolato nel pomeriggio di ieri fino a 97,5 dollari, con il Brent che ha superato i 101 dollari. La risalita del greggio è legata alle crescenti preoccupazioni per le forniture dal Medio Oriente: l'Iran ha intensificato gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz negli ultimi giorni, proprio mentre i flussi di greggio attraverso il più importante snodo energetico mondiale si avvicinano ai livelli pre-conflitto.

Sul fronte obbligazionario, i rendimenti tornano a salire in Europa e lo spread tra Btp e Bund tedesco è risalito sopra quota 110. Negli Stati Uniti, la corsa dei tassi sui bond a lunga scadenza non si arresta: sul Treasury trentennale si viaggia verso il 5,7%, livello da massimi storici.

Le ragioni della debolezza europea

Il quadro europeo risente di un intreccio di fattori che vanno oltre la semplice dinamica dei listini asiatici. L'impennata dei rendimenti globali, con il Treasury americano a 24 anni di distanza dai massimi, eleva il costo del capitale e comprime i multipli di valutazione azionaria. A questo si aggiunge la questione fiscale francese: i rendimenti dei titoli di Stato d'Oltralpe restano sotto pressione per le incertezze legate alla manovra di bilancio e al percorso politico verso le elezioni presidenziali del 2027.

Il differenziale di rendimento tra Francia e Germania, pur essendosi ristretto rispetto ai picchi della scorsa settimana, resta su livelli elevati, alimentando timori per la sostenibilità dei conti pubblici e per una possibile frammentazione dell'area euro.

Le previsioni sul petrolio

Sul fronte energetico, l'Energy Information Administration americana ha rivisto al rialzo le proprie stime sui prezzi del greggio. Il Brent è atteso a una media di circa 98 dollari al barile nel 2026, con una revisione in aumento dell'8% rispetto alle previsioni precedenti, e a 105 dollari nel quarto trimestre, 14 dollari in più rispetto alle stime del mese scorso. Le scorte globali in rapido calo e la tensione sui mercati del diesel, legata alla guerra in Iran, dovrebbero mantenere i prezzi elevati.

Per il 2027, l'agenzia prevede una media di 84 dollari al barile, comunque 10 dollari sopra le precedenti stime, con una graduale ripresa dei flussi dal Medio Oriente man mano che il transito attraverso lo Stretto di Hormuz migliora e i produttori si adattano con rotte alternative e trasferimenti nave-nave.

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