Mattarella lascia il Santo Spirito e rientra al Quirinale dopo l’intervento per il pacemaker
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Redazione Interno
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Sergio Mattarella ha lasciato questa mattina, giovedì 17 aprile, l’ospedale Santo Spirito di Roma, dove era stato ricoverato martedì sera per sottoporsi all’impianto di un pacemaker. L’operazione, definita dai medici "programmata e perfettamente riuscita", è stata eseguita alle 20 del 15 aprile nel reparto di cardiologia della struttura, diretto dal primario Roberto Ricci. Dopo una notte trascorsa senza complicazioni, il presidente della Repubblica ha potuto rientrare al Quirinale alle 8.30, dove proseguirà il suo riposo in vista degli impegni istituzionali previsti per l’ottantesimo anniversario della Liberazione.
Le condizioni di Mattarella, 82 anni, sono state descritte come buone fin dalle prime ore successive all’intervento. Già ieri, poche ore dopo l’operazione, il capo dello Stato aveva ripreso le sue abitudini, dedicandosi alla lettura dei giornali tramite il suo iPad dalla stanza d’ospedale. Il Quirinale, nel bollettino medico diffuso ieri – l’unico rilasciato – aveva confermato che il decorso postoperatorio procedeva senza intoppi, sottolineando come la degenza fosse stata "tranquilla".
L’intervento, seppure di routine, aveva attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, data l’importanza della figura istituzionale coinvolta. Tuttavia, la tempestività delle dimissioni e l’assenza di complicazioni hanno rapidamente dissipato ogni preoccupazione. Mattarella, che ha mantenuto un basso profilo durante il breve ricovero, tornerà ora alle sue funzioni dopo qualche giorno di convalescenza, come previsto dal protocollo medico.
Quella del pacemaker è una procedura comune, soprattutto in pazienti anziani, e non compromette le normali attività, tanto che lo stesso presidente – noto per la sua riservatezza – non ha modificato i suoi impegni se non per il periodo strettamente necessario. La scelta di operarsi in una struttura pubblica come il Santo Spirito, piuttosto che in una clinica privata, è stata letta da alcuni come un segnale di fiducia nel servizio sanitario nazionale




