Pescara e Chieti senz’acqua per due giorni, scatta la psicosi da assalto nei supermercati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono le sei del mattino quando, come da programma, i rubinetti di oltre 250mila abruzzesi si sono spenti. Il maxi blackout idrico, che interessa non solo i capoluoghi di Pescara e Chieti ma anche altri diciassette centri della regione, si protrarrà fino a domani, costringendo scuole, uffici pubblici e persino l’aeroporto – dove sono già stati installati bagni chimici – a fare i conti con un’emergenza annunciata ma non per questo meno dirompente. La sospensione, necessaria per eseguire i lavori di potenziamento sulla condotta denominata "Giardino", ha innescato una reazione a catena che è subito sfociata nella psicosi da approvvigionamento: negli esercizi commerciali delle zone coinvolte, gli scaffali dedicati all’acqua sono stati letteralmente presi d’assalto.

La logistica dell’emergenza tra autobotti e divieti alimentari

L’intervento, gestito dall’Azienda Comprensoriale Acquedottistica (ACA), non si esaurirà tuttavia con la fine delle quarantotto ore di rubinetti a secco. Una volta che l’acqua verrà reimmessa nella rete, infatti, scatterà un ulteriore divieto: quello di utilizzo per fini alimentari. Sarà necessario attendere le analisi della Asl – i cui laboratori procederanno a campionare l’acqua non appena i tecnici avranno concluso il loro lavoro – per ottenere la certificazione di potabilità, un passaggio che slitterà indicativamente a venerdì. Per limitare i disagi, l’ACA ha comunque predisposto un piano straordinario che prevede l’impiego di oltre venti autobotti e cisterne dislocate in punti strategici; un flusso prioritario è stato inoltre garantito per le utenze sensibili, come ospedali e strutture sociosanitarie, mentre alcuni ambulatori territoriali resteranno comunque chiusi.

L’intervento strutturale e il commento del presidente Marsilio

Il presidente della giunta regionale, intervenuto per placare gli animi, ha definito l’operazione come un “passaggio storico” per l’Abruzzo. Secondo la sua ricostruzione, quella in corso non è una semplice riparazione, bensì un’opera attesa da oltre mezzo secolo: “Per anni si è preferito rinviare le scelte – ha dichiarato – limitandosi a tamponare le emergenze”. Oggi, invece, si procede alla sostituzione delle vecchie tubazioni e alla digitalizzazione del sistema, un sacrificio momentaneo – a suo dire – necessario per uscire da decenni di inefficienze e ridurre in prospettiva la dispersione idrica, che in alcune aree tocca punte del cinquanta per cento.

La geografia del disagio e la chiusura degli istituti

A finire nella mappa del razionamento sono diciannove comuni, suddivisi tra le province di Pescara, Chieti e Teramo. Per alcuni di questi, come Chieti, Castiglione a Casauria o Torre de’ Passeri, il blocco sarà totale; per altri, come Montesilvano, Francavilla al Mare e la stessa Pescara, il disservizio risulterà parziale, grazie alla possibilità di essere alimentati da condotte alternative. La paralisi ha costretto i sindaci a firmare ordinanze che dispongono la chiusura di scuole di ogni ordine e grado, impianti sportivi, mercati coperti e persino i campus universitari della “d’Annunzio”, in attesa che i cantieri – dodici in totale, operativi simultaneamente – portino a termine un’opera che l’ACA definisce “epocale”.

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