Stellantis e il governo Meloni, una tregua incerta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il recente incontro tra Stellantis e il governo Meloni, rappresentato dal ministro Adolfo Urso, ha segnato una fase di apparente distensione nei rapporti tra il colosso automobilistico e l'esecutivo italiano. La presenza di un azionariato a prevalenza francese, con Peugeot e lo Stato transalpino in prima linea, ha reso necessario un omaggio diplomatico, mentre si cerca di stabilire una tregua dopo l'uscita di scena dell'amministratore delegato Carlo Tavares.

Stellantis, in collaborazione con il partner cinese CATL, ha annunciato un investimento di circa 4,1 miliardi di euro per la realizzazione di una nuova gigafactory per batterie a Saragozza, in Spagna. Questo progetto, che mira a consolidare la posizione del gruppo nel mercato dei veicoli elettrici, evidenzia una preferenza per il Paese iberico, attratto dagli ampi incentivi offerti ai costruttori e dagli investimenti nelle infrastrutture stradali e marittime, nonché nelle energie rinnovabili a basso costo.

In Italia, la situazione appare più complessa. Nonostante la produzione di quasi 2,5 milioni di auto in Spagna nel 2023, con 17 fabbriche operative e nessuno stabilimento in chiusura, il panorama italiano è meno roseo, con meno di 700 mila veicoli prodotti, inclusi quelli industriali. La questione della gigafactory di Termoli, cuore del progetto industriale di Stellantis in Italia, rimane incerta, mentre si moltiplicano le dichiarazioni di esponenti politici e industriali in vista del tavolo ministeriale del 17 dicembre.

Il senatore molisano di Fratelli d’Italia, Costanzo Della Porta, ha espresso fiducia sulla possibilità di conoscere finalmente il piano industriale per gli stabilimenti italiani, ma le preoccupazioni restano alte.

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