Caso ricina a Pietracatella, il legale rivela i sospetti in ospedale
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Redazione Interno
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Il caso ricina a Pietracatella si arricchisce di un nuovo elemento: secondo il legale di uno dei cinque medici indagati per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, in ospedale sarebbe emerso già durante il ricovero il sospetto di un avvelenamento. Il professionista ha spiegato che i sanitari avrebbero avuto un contatto con il Centro Antiveleni di Napoli proprio per valutare la presenza del veleno. La Procura di Larino, però, ha rinviato l’audizione spontanea richiesta dal medico in attesa della consulenza tecnica.
La vicenda riguarda la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, decedute a Pietracatella dopo un’intossicazione da ricina. Le dichiarazioni del legale portano l’attenzione sul periodo del ricovero e sulle valutazioni effettuate dai sanitari che avevano seguito madre e figlia. Nel frattempo l’inchiesta prosegue con gli accertamenti tecnici disposti dagli investigatori, mentre resta da chiarire il percorso che ha portato alla morte delle due persone e il ruolo dei diversi elementi raccolti durante le verifiche.
Le analisi sui campioni raccolti nell’abitazione di Pietracatella
Un passaggio centrale dell’indagine sul caso ricina a Pietracatella riguarda i reperti raccolti durante il sopralluogo del 30 luglio nell’abitazione di via Risorgimento, dove vivevano Antonella Di Ielsi, la figlia Sara Di Vita, l’altra figlia Alice e il marito Gianni. Gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino hanno avviato le analisi sui 131 campioni prelevati dagli investigatori. Il materiale comprende tamponi, patch e trappole chimiche, elementi acquisiti per cercare eventuali tracce collegate alla presenza della tossina.
Gli accertamenti non si sono concentrati soltanto sull’appartamento della famiglia, ma hanno coinvolto tre diverse aree per ampliare la ricerca della ricina. I campioni inviati agli specialisti tedeschi rappresentano una fase importante dell’inchiesta, perché gli investigatori stanno esaminando diversi reperti raccolti nel corso del sopralluogo. Tra gli elementi acquisiti figurano anche materiali descritti come trappole chimiche, utilizzati nelle verifiche condotte durante le attività investigative nell’abitazione e negli altri ambienti controllati.
Le verifiche investigative dopo il sopralluogo e le nuove piste
Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita proseguono quindi su più fronti, con l’analisi dei reperti e gli approfondimenti legati alle circostanze dell’avvelenamento con la ricina. Dopo il maxi sopralluogo effettuato a Pietracatella, gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sui 131 campioni sequestrati e sugli elementi raccolti nelle diverse aree interessate dai controlli. Gli esami affidati agli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino sono destinati a fornire ulteriori informazioni sul materiale recuperato.
Nel quadro dell’inchiesta sono emersi anche riferimenti a una pista che porta fino agli Stati Uniti e alla ricerca di ulteriori collegamenti attraverso gli accertamenti in corso. Parallelamente, il legale del medico indagato ha riportato il dettaglio relativo ai sospetti maturati durante il ricovero e al contatto con il Centro Antiveleni di Napoli. La Procura di Larino attende ora gli esiti della consulenza tecnica prima di procedere con l’audizione spontanea richiesta dal sanitario coinvolto nell’indagine.
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