Il caso ricina a Pietracatella, la zia: «Non ho mai creduto all’incidente»

Il caso ricina a Pietracatella, la zia: «Non ho mai creduto all’incidente»
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una familiare di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita ha raccontato di non aver mai creduto all’ipotesi dell’incidente nel caso ricina a Pietracatella, il paese molisano dove mamma e figlia sono morte dopo l’avvelenamento. La zia delle due vittime ha ripercorso quei giorni ricordando un Natale segnato dall’assenza di risposte e dai primi dubbi sulle cause del malore.

Il racconto della zia e i primi sospetti sulla morte delle due donne

Intervenuta nella trasmissione “Dentro la Notizia”, la familiare ha spiegato che inizialmente il malessere sembrava riconducibile a una semplice gastroenterite. Un messaggio di auguri rimasto senza risposta e una replica arrivata soltanto il giorno di Santo Stefano sono tra i ricordi che hanno segnato quelle ore prima della tragedia.

La testimonianza si inserisce nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, per la quale gli investigatori hanno ricostruito gli ultimi momenti vissuti dalle due vittime e i rapporti all’interno dell’ambiente familiare. La vicenda, nata come un sospetto episodio di intossicazione, è stata successivamente collegata alla presenza della ricina, una potente tossina naturale.

Le analisi sui dispositivi elettronici e gli accertamenti scientifici

Gli investigatori hanno acquisito un computer e dieci chiavette Usb per analizzare il contenuto digitale alla ricerca di elementi utili all’indagine. Gli accertamenti riguardano chat, documenti e ricerche online che potrebbero fornire indicazioni sull’interesse verso la ricina e sulle attività svolte prima della morte delle due donne.

I periti incaricati dell’esame dei dispositivi avranno sessanta giorni per depositare gli esiti delle verifiche informatiche. Parallelamente sono attesi i risultati delle analisi condotte in Germania sui reperti collegati al caso, con particolare attenzione agli aspetti tossicologici.

L’ipotesi investigativa sulla provenienza della ricina

Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti c’è anche la ricerca del luogo in cui sarebbe stata estratta la sostanza utilizzata nell’avvelenamento. Secondo quanto riferito dalla trasmissione “Storie Italiane”, gli investigatori sarebbero vicini all’individuazione dell’area da cui potrebbe essere stata ricavata la citotossina.

La criminologa Roberta Bruzzone, intervenuta a “La Vita in Diretta”, ha ipotizzato la possibilità di un coinvolgimento di più persone, con un soggetto impegnato nella preparazione della tossina e un altro nella sua introduzione nel cibo. Si tratta di una valutazione presentata nell’ambito del commento televisivo sul caso, mentre gli accertamenti degli investigatori proseguono sugli elementi raccolti.

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