Ricina a Pietracatella, interrogata la zia che preparò la torta della Vigilia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inchiesta sull’avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita si concentra anche sulla cena della Vigilia di Natale e sulla torta preparata da una zia ultra novantenne della famiglia. Gli investigatori stanno approfondendo il ruolo delle persone che, nei giorni precedenti alla morte di madre e figlia a Pietracatella, potrebbero aver avuto accesso alla casa o conosciuto abitudini e spostamenti della famiglia Di Vita. Tra le piste al vaglio compare anche quella di una donna esterna al nucleo familiare ma molto vicina ai parenti delle vittime, che avrebbe potuto trovare il modo di far arrivare la sostanza tossica nell’abitazione.

La Procura di Campobasso continua a indagare per duplice omicidio premeditato, anche se al momento il fascicolo resta contro ignoti. Parallelamente restano indagati per omicidio colposo cinque medici che seguirono Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita nelle ore precedenti ai decessi. Il caso, ribattezzato dagli investigatori come il “giallo di Pietracatella”, ruota attorno alla presenza della ricina, la sostanza che avrebbe provocato la morte delle due donne poco dopo il Natale. Gli accertamenti si stanno concentrando sia sugli ultimi pasti consumati sia sui contatti avuti dalle vittime nei giorni precedenti al ricovero.

Le nuove audizioni in questura a Campobasso

Nelle ultime ore sono tornati in questura a Campobasso Gianni Di Vita e la figlia Alice, ascoltati come persone informate sui fatti. Padre e figlia hanno fornito volontariamente agli investigatori i codici di sblocco dei cellulari appartenuti ad Antonella e Sara, consentendo ulteriori verifiche sui dispositivi. Alice Di Vita, 18 anni, ha lasciato gli uffici della polizia dopo circa due ore e mezza di audizione, mentre il padre, 55 anni, è rimasto più a lungo negli uffici della Squadra Mobile. Entrambi erano stati convocati nel pomeriggio, intorno alle 15.30, nell’ambito degli approfondimenti investigativi legati all’avvelenamento.

Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione le ultime giornate vissute dalle due vittime, cercando di capire quando e in quale circostanza la ricina possa essere stata assunta. In questo contesto è stata ascoltata anche la zia anziana che aveva preparato una torta per la cena della Vigilia. Secondo quanto emerso, la donna non si sarebbe poi fermata a cena e non avrebbe mangiato il dolce preparato. Un elemento che gli inquirenti stanno valutando insieme ad altri dettagli raccolti durante le audizioni e le verifiche sulle relazioni personali della famiglia.

Autopsie e consulenze tecniche slittano di un mese

L’indagine dovrà attendere ancora per i risultati completi degli esami autoptici. Dopo la nomina del professor Locatelli come consulente tecnico della Procura, i tempi per il deposito delle relazioni si sono allungati di circa un mese. La dottoressa Benedetta Pia De Luca dovrà consegnare entro il 30 giugno gli esiti degli accertamenti effettuati sui corpi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Gli esami dovranno chiarire ulteriormente modalità e tempi dell’avvelenamento, oltre a confermare gli elementi già raccolti dagli investigatori sulla presenza della ricina.

Nel frattempo proseguono gli approfondimenti della polizia, che punta a ricostruire movimenti, contatti e dinamiche familiari nei giorni a cavallo del Natale. Le verifiche sui telefoni cellulari e le nuove testimonianze potrebbero fornire ulteriori elementi utili per individuare chi abbia introdotto la sostanza tossica nell’ambiente domestico. La Procura mantiene aperte più ipotesi investigative mentre continua il lavoro coordinato tra investigatori, consulenti tecnici e magistrati per chiarire uno dei casi più delicati seguiti negli ultimi mesi nel territorio di Campobasso.

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