Piazza Affari apre in ribasso, brillano le utility in attesa del summit Ue sull’energia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Seduta d’avvio all’insegna della prudenza per Piazza Affari, con i principali indici che si muovono in territorio negativo, rispecchiando un clima di attesa che coinvolge l’intero panorama finanziario europeo. Il Ftse Mib, dopo i primi scambi di martedì 17 marzo, cede lo 0,31% attestandosi a 44.211 punti, un valore che segue la chiusura poco mossa della vigilia quando l’indice principale aveva guadagnato un modestissimo 0,07%. Gli investitori, in questo quadro di sostanziale stagnazione, paiono orientarsi verso strategie difensive, come dimostra il deciso sovraperformance di alcuni settori specifici in una giornata che vede prevalere i ribassi.

A tenere banco, infatti, è l’imminenza di un appuntamento cruciale per il Vecchio Continente: il summit straordinario sull’energia convocato dall’Unione Europea. Le attese per eventuali decisioni comuni sul fronte del caro-bollette e della sicurezza energetica, in uno scenario geopolitico ancora teso che mantiene il prezzo del greggio su livelli elevati, stanno dettando l’agenda degli operatori. Questa tensione pre-vertice si riflette in modo lampante sulle scelte di portafoglio, orientando i flussi di capitale verso quei comparti considerati più resilienti o direttamente beneficiari delle politiche energetiche, con il listino milanese che offre spunti chiari in tal senso.

Analizzando nel dettaglio le prime fasi di contrattazione, emergono con forza i segnali di questa rotazione settoriale. Spiccano all’apertura i rialzi di A2a, che guadagna l’1,90% portandosi a 2,471 euro, sostenuta anche dall’attesa per i risultati finanziari di prossima pubblicazione. In scia, il gigante energetico Eni segna un +1,60% a 22,895 euro, beneficiando dell’andamento del petrolio, mentre le utility Snam e Hera registrano rispettivamente un +1,14% e un +1,12%. Performance positive anche per Enel, in rialzo dell’1,10% a 9,758 euro, e per Terna, che avanza dello 0,95%. Un copione, questo, che vede i titoli cosiddetti “difensivi” e legati alla filiera dell’energia fare da contraltare a un mercato che, nel suo complesso, mostra segni di debolezza.

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