Volkswagen inverte la rotta: niente più ossessione per i display, tornano i comandi fisici
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Redazione Economia
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La parabola tecnologica che aveva portato Volkswagen a sostituire con entusiasmo le manopole e i pulsanti di una vita con superfici lisce e display tattili, apparentemente ispirate al minimalismo degli ultimi smartphone, sembra essersi definitivamente arenata. Dopo anni in cui l’abitacolo dei suoi modelli – dalla rivoluzionaria ID.3 fino all’ottava generazione della Golf – si era fatto sempre più asettico, dominato da schermi e cursori a sfioramento, la casa di Wolfsburg ha deciso di ripercorrere i propri passi con una rapidità che lascia trasparire, più che un’evoluzione stilistica, una necessità strategica. L’ammissione, per quanto implicita nella sostanza, è arrivata direttamente dal numero uno del marchio, Thomas Schäfer, il quale nel corso di un’intervista ha sostanzialmente sconfessato l’approccio adottato fino a ieri, definendo con chiarezza il confine tra ciò che appare innovativo sulla carta e ciò che lo è realmente nell’uso quotidiano.
L’illusione del minimalismo digitale
Per anni l’industria automobilistica, e Volkswagen in particolare, ha inseguito l’idea che ridurre all’osso i comandi fisici fosse il biglietto da visita obbligato del futuro. Un’idea, questa, che si traduceva in plance spoglie dove persino la regolazione della temperatura o il volume dell’impianto audio finivano sepolti nei sottomenu di un touchscreen centrale. La scelta, dettata forse dalla volontà di allinearsi a un’estetica tecnologica dominante, ha però generato un effetto boomerang. Le lamentele raccolte dall’azienda – sia da parte della clientela sia dagli stessi addetti ai lavori – sono state talmente insistenti da costringere i vertici a un ripensamento radicale. Non si tratta, va detto, di un’inversione a U improvvisa, ma di un’evoluzione già emersa nei mesi scorsi, quando il management aveva cominciato a prendere le distanze dall’approccio “touch-only” inaugurato con i primi modelli della famiglia ID.
Un mea culpa che parte dai vertici
A dare ulteriore concretezza a questo cambio di rotta è stato proprio Thomas Schäfer, il ceo, il quale in un recente intervento pubblico non ha usato giri di parole nel definire poco sensata l’ostinazione verso i comandi touch. Perché, si è chiesto, un cliente dovrebbe preferire un cursore virtuale, spesso impreciso e distraente, alla risposta immediata e sicura di un pulsante che si può azionare senza distogliere lo sguardo dalla strada? Una domanda, questa, che racchiude in sé la sintesi di un fallimento culturale più ampio: quello di aver confuso la complessità tecnologica con il valore reale per l’utente. Il fatto che sia proprio il primo dirigente di Volkswagen a porsi questa domanda, smontando di fatto la strategia voluta dai suoi stessi uffici stile, segnala un’inversione di marcia destinata ad avere ripercussioni su tutti i modelli futuri.
Le conseguenze su Golf e ID: il peso delle critiche
Il ritorno ai comandi fisici non è una mera dichiarazione d’intenti, ma una correzione già avviata, dettata dalle critiche ricevute in particolare dopo il lancio della Golf ottava generazione e dei primi esemplari della serie ID. In entrambi i casi, la scomparsa dei tasti tradizionali per operazioni basilari aveva suscitato perplessità non solo tra gli appassionati del marchio, ma anche in quella fetta di automobilisti che cerca nell’auto un rifugio dalla complessità digitale, non un’estensione dello smartphone. La casa tedesca, forte di una tradizione che aveva fatto dell’ergonomia e dell’intuitività dei comandi un punto di forza, si era quindi allontanata dalla propria identità. Oggi, il recupero di pulsanti fisici per le funzioni più utilizzabili – come la climatizzazione o il volume – rappresenta un ritorno a una filosofia progettuale che pone l’usabilità al centro, relegando il display al ruolo di supporto informativo e non di unico canale di interazione.
Più usabilità, meno ostentazione tecnologica
Volkswagen, insomma, sembra aver capito che il futuro degli interni non si gioca sulla quantità di pollici di schermo installati, ma sulla qualità dell’interfaccia e sulla capacità di dialogare con il conducente senza creare intermediazioni frustranti. In un momento storico in cui anche altri costruttori, osservando fenomeni simili, stanno riscoprendo il valore dei comandi fisici, la decisione di Wolfsburg assume i contorni di un vero e proprio cambio di paradigma. Non si tratta di abbandonare l’innovazione, ma di ridimensionare la portata di un minimalismo che, lungi dal semplificare, aveva finito per complicare l’esperienza alla guida. L’obiettivo dichiarato, se così si può definire dalle parole di Schäfer, è restituire al conducente un controllo diretto e immediato, eliminando quelle barriere digitali che si erano dimostrate più un esercizio di stile che un reale progresso funzionale.




