Uefa contro la Fifa, il boicottaggio dei Mondiali è realtà: tutti i tornei a rischio
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Redazione Sport
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Lo scontro tra Uefa e Fifa, che da tempo covava sotto la cenere, è esploso con una virulenza che pochi avevano previsto, minacciando di mandare in cortocircuito l'intero sistema del calcio internazionale e gettando un'ombra lunga e minacciosa sul futuro delle competizioni per nazionali.
La decisione, presa all'unanimità dalle 55 federazioni affiliate, di boicottare tutte le competizioni della Fifa, Coppa del Mondo inclusa, rappresenta un atto senza precedenti nella storia di questo sport e una sfida diretta al presidente Gianni Infantino e al suo controverso progetto di aprire le porte dei tornei più prestigiosi ai capitali privati.
Un fronte compatto, quello europeo, che ha trovato nella riunione di emergenza convocata in videoconferenza dal presidente Aleksander Ceferin il momento per esprimere una fermezza che non ammette repliche e che pone le basi per uno dei capitoli più drammatici e incerti della governance calcistica mondiale.
La scintilla: il progetto "Fifa Forward Enterprise"
La miccia che ha innescato questa deflagrazione istituzionale è stata l'ufficializzazione, da parte della Fifa, dell'intenzione di creare una nuova società commerciale, denominata "Fifa Forward Enterprise" (FFE), destinata a gestire gli asset economici più rilevanti della federazione, a partire dalla Coppa del Mondo.
L'obiettivo dichiarato era quello di attrarre investitori privati, offrendo loro una partecipazione di minoranza (inizialmente stimata intorno al 20%) in questa nuova entità, con l'ambizione di raccogliere capitali freschi per lo sviluppo del calcio globale e aumentare i finanziamenti destinati alle 211 federazioni affiliate.
Secondo i piani di Infantino, l'operazione avrebbe potuto fruttare circa 20 miliardi di dollari, e il fondo americano Thrive Capital, guidato da Joshua Kushner, fratello del genero del presidente degli Stati Uniti, era già pronto a ricoprire il ruolo di "anchor investor". Una prospettiva, quest'ultima, che ha ulteriormente infiammato un dibattito già rovente, aggiungendo al tema della privatizzazione anche un delicato sottofondo politico.
La replica della Uefa: "La Coppa del Mondo non è in vendita"
La reazione della Uefa non si è fatta attendere ed è stata di una durezza e una compattezza sorprendenti. Al termine del vertice di emergenza, è stato diffuso un comunicato che ha assunto i toni di un vero e proprio manifesto politico, nel quale si afferma con assoluta chiarezza che "la Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto di investimento" e che "nessuna parte di essa dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati".
La nota prosegue definendo "irresponsabile e indifendibile" il fatto che una proposta di tale portata sia stata "concepita in segreto" e portata quasi all'approvazione "senza alcuna consultazione significativa" con i veri custodi del gioco, accusando la Fifa di un "profondo fallimento di leadership" e di una "abdicazione del dovere".
Al centro della protesta non c'è solo il metodo, giudicato antidemocratico e basato sull'intimidazione, ma la sostanza stessa del progetto: l'ingresso di logiche di profitto, si teme, sovrascriverebbe per sempre i principi sportivi, subordinando le decisioni su calendari, formati e futuro del calcio alle esigenze degli azionisti.
La conclusione è un ultimatum senza appello: "Nessuna nazionale Uefa parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in piedi, a meno che non vengano abbandonate nella loro interezza e non vengano fornite garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni alla proprietà privata".
I tornei nel mirino: un calendario a rischio
La minaccia di boicottaggio, lungi dall'essere una semplice dichiarazione di intenti, si traduce in uno scenario concreto che mette a repentaglio l'intero calendario delle competizioni internazionali a partire dalle prossime settimane. Il primo banco di prova, e il primo torneo a rischio concreto, è il Mondiale femminile Under 20, in programma in Polonia dal 5 settembre, al quale l'Italia è già qualificata e che vedrebbe la probabile assenza delle quattro nazionali europee previste.
Subito dopo, il rischio si sposta sulla Coppa del Mondo Under 17 femminile, ospitata dal Marocco dal 17 ottobre al 7 novembre, e sul Mondiale Under 17 maschile in Qatar, che si terrà dal 19 novembre al 13 dicembre. Ma lo spettro del boicottaggio si allunga inevitabilmente fino al 2027, anno in cui sono in programma competizioni di ben altra caratura: la Champions Cup femminile a Miami (27-31 gennaio) e, soprattutto, il Mondiale femminile maggiore in Brasile (24 giugno - 25 luglio).
Uno scenario che lascia intravedere anche l'ipoteca, sebbene più lontana, sul Mondiale del 2030, che proprio in Europa (Spagna e Portogallo, insieme a Marocco) avrebbe dovuto celebrare il centenario della competizione.
Un fronte che si allarga e la difesa di Infantino
La posizione della Uefa, sebbene possa contare sulla forza delle nazionali più titolate, rischia di isolare l'Europa se non trovasse sponde in altre confederazioni. Un segnale importante in questa direzione è arrivato dalla CONCACAF, la confederazione del Nord e Centro America, che ha ufficialmente "respinto" la proposta di Infantino, chiedendo maggiore trasparenza.
Anche dalla Confederazione asiatica (AFC) erano giunte critiche al progetto, definito da alcune voci come un attentato alle fondamenta del calcio, sebbene l'Indonesia, con il suo presidente Erick Thohir, ex proprietario dell'Inter, si sia schierata a favore del piano. La Federazione africana (CAF), invece, ha scelto per ora la cautela, convocando una riunione per esaminare la proposta, attirata forse dalla prospettiva di maggiori risorse finanziarie.
Dal canto suo, Gianni Infantino non è rimasto a guardare e ha scritto una lettera a tutte le 211 federazioni, prospettando loro un pacchetto economico allettante: fino a 40 milioni di dollari a testa per chi avesse accettato di aderire al progetto entro la scadenza del 19 settembre, una cifra che si sarebbe ridotta drasticamente in caso di rifiuto. Una mossa che è stata immediatamente bollata dalla vicepresidente della Uefa, Laura McAllister, come una forma di "ricatto finanziario".
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