Tribunale di Monza, per i precari del Pnrr si avvicina la stabilizzazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La settantina di lavoratori precari dell’Ufficio del Processo in servizio al Tribunale di Monza, quelli che hanno vinto un concorso nazionale e sono stati assunti con contratti a tempo determinato finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, potrebbero vedere trasformate le loro attuali posizioni in rapporti di lavoro a tempo indeterminato. I bandi, quelli per la stabilizzazione di 9.368 funzionari a fronte degli 11.211 censiti dall’amministrazione, sono stati ufficialmente pubblicati dal Ministero della Giustizia, e questo rappresenta, come sottolinea la Fp Cgil in una nota, un risultato straordinario ottenuto grazie a una mobilitazione costante e instancabile portata avanti insieme alle lavoratrici e ai lavoratori. L’obiettivo, del resto, era già stato esposto chiaramente poche settimane fa in Parlamento e scritto a chiare lettere nella Relazione sullo stato della Giustizia: «non disperdere il patrimonio di competenze acquisite in termini di efficientamento degli Uffici giudiziari e di riduzione dei tempi processuali e dei carichi di lavoro». È proprio questa la premessa che ha portato alla più grande operazione di stabilizzazione di precari degli ultimi anni.

Il nodo delle piante organiche e la procedura concorsuale

Al Tribunale di Monza, che dipende dal distretto di Milano, la situazione è monitorata con attenzione, perché se da un lato il Ministero ha avviato l’iter per la stabilizzazione, dall’altro si attende ora una decisione fondamentale sulla rimodulazione delle piante organiche per capire se davvero tutti i precari in servizio potranno essere confermati. I bandi, va detto, prevedono una selezione riservata — dunque non aperta all’esterno — che coinvolge esclusivamente il personale già in servizio, e il contratto a tempo indeterminato per i vincitori dovrebbe scattare dal primo luglio, subito dopo la scadenza naturale di quelli attuali, fissata a fine giugno. C’è poi un elemento procedurale che potrebbe semplificare la vita a molti: in ciascun distretto, se il numero di candidature presentate fosse pari o inferiore ai posti disponibili, la commissione esaminatrice potrebbe formare direttamente la graduatoria basandosi sull’anzianità di servizio e sui titoli di studio posseduti. Nei distretti più piccoli, quindi, alcuni candidati potrebbero ottenere la stabilizzazione senza dover nemmeno sostenere la prova scritta.

Il valore del contributo e i timori per il futuro

Che il contributo di questi funzionari sia stato determinante per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr è un dato acclarato. La stessa presidente del Tribunale di Monza, Maria Gabriella Mariconda, nella sua relazione sull’anno giudiziario, aveva evidenziato come la loro presenza, nell’affiancamento ai magistrati del settore civile e penale, abbia consentito di aumentare in modo significativo il numero di udienze e di procedimenti definiti, riducendo i rinvii e permettendo di ampliare i tempi di udienza. Gli ausiliari, che a Monza sono distribuiti tra il penale, il civile e il settore amministrativo, si occupano dello studio dei fascicoli, della preparazione delle udienze e della redazione di bozze di provvedimenti, un’attività che ha liberato risorse preziose per i giudici. Eppure, nonostante questi risultati, la preoccupazione resta alta, soprattutto per chi ha dovuto trasferirsi a Monza da luoghi di origine anche molto lontani, sostenendo spese significative per vitto e alloggio: il timore è che un allungamento dei tempi burocratici possa vanificare gli sforzi fatti, portando alla scadenza del contratto prima della conclusione dell’iter e costringendo molti a tornare a casa, incapaci di sostenere ulteriormente i costi delle sistemazioni provvisorie.

Le dichiarazioni del ministro e i numeri della stabilizzazione

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo a Napoli per il 209° Annuale del di Polizia Penitenziaria, ha ribadito l’avvio della procedura, parlando di circa diecimila persone interessate e annunciando che si andrà avanti «con sempre maggior forza e vigore», nella speranza di trovare la convergenza di tutte le forze politiche e della magistratura. La Fp Cgil, pur esprimendo apprezzamento per il risultato ottenuto, che riguarda comunque oltre l’80% dei precari censiti, non abbassa la guardia e rilancia: «Ora avanti fino alla stabilizzazione degli ultimi 1.800». Per il sindacato, il governo ha corretto il tiro, passando dalle iniziali 3.000 unità finanziate con la legge di bilancio per il 2025 fino alle attuali 9.368, ma permangono criticità, come l’assenza di garanzie sulla messa a regime dell’Ufficio per il processo con la definizione delle dotazioni organiche, un aspetto determinante che per molti si tradurrà nell’impossibilità di proseguire l’attività lavorativa nelle stesse sedi di servizio. Resta sullo sfondo il tema degli ultimi 1.800 precari rimasti esclusi, per i quali la Cgil chiede una proroga dei contratti fino a dicembre o la ricerca di nuove coperture, perché «il sistema Giustizia non può privarsi di personale altamente qualificato».

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