Stabilizzazione dei precari della giustizia, pubblicati i bandi per oltre novemila assunzioni
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Redazione Interno
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Il Ministero della Giustizia ha ufficialmente avviato l’iter per la stabilizzazione di 9.368 lavoratori precari, quelli assunti a tempo determinato nell’ambito dei progetti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza e che, fino a questo momento, operavano negli uffici giudiziari con contratti la cui scadenza naturale, per molti di loro, era fissata al prossimo 30 giugno. La pubblicazione dei bandi, annunciata dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, rappresenta il primo atto formale di un percorso che porterà all’immissione in ruolo di una larga parte del personale non dirigenziale attualmente in servizio presso l’Amministrazione giudiziaria, reclutato in virtù di quanto disposto dal decreto-legge 9 giugno 2021, numero 80. Si tratta, nel dettaglio, di addetti all’Ufficio per il processo, tecnici di amministrazione e operatori data entry, figure professionali la cui crescita numerica aveva consentito, in questi anni, di affrontare l’arretrato e di potenziare la risposta di un settore storicamente afflitto da carenze organiche.
L’operazione voluta dal governo Meloni e il ruolo delle risorse interne
La manovra, come tiene a sottolineare il sottosegretario Delmastro, consente di trasformare in posti di lavoro stabili oltre l’80 per cento dei contratti precari finanziati con le risorse europee, superando le seimila unità inizialmente previste e attestandosi su un numero ben più consistente grazie a una rimodulazione delle facoltà assunzionali e a un intervento diretto sulle piante organiche del dicastero di via Arenula. Un elemento dirimente, nell’economia dell’operazione, è stato il reperimento di fondi strutturali all’interno del medesimo bilancio del Ministero, i quali hanno permesso di elevare il contingente delle assunzioni coperte da risorse proprie fino a quota 6.368: un dato che, letto in controluce, dimostra come la volontà politica di stabilizzare questi lavoratori abbia dovuto fare i conti con la necessità di trovare una quadratura economica sostenibile nel tempo. La selezione, come specificato nei provvedimenti del direttore generale del Personale e della Formazione del dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, avverrà attraverso avvisi pubblici per l’assunzione a tempo indeterminato e a tempo pieno, e riguarderà coloro che hanno maturato almeno ventiquattro mesi di servizio continuativo nella qualifica ricoperta e che risulteranno in servizio alla data del 30 giugno 2026, con una selezione comparativa organizzata su base distrettuale.
I numeri del PIAO 2026-2028 e il confronto con le richieste sindacali
La decisione del governo trova una sua definizione organica nel Piano integrato di attività e organizzazione per il triennio 2026-2028, recentemente approvato e illustrato alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale di lavoro. Il documento strategico mette nero su bianco l’obiettivo di consolidare i miglioramenti introdotti negli uffici giudiziari, e lo fa quantificando in 9.368 le procedure di stabilizzazione su un totale di 11.211 persone attualmente impiegate con contratti a termine legati al Pnrr. Una percentuale, quest’ultima, che supera di poco l’80 per cento e che, nonostante il giudizio positivo espresso dal titolare del dicastero e dagli esponenti della maggioranza, lascia ancora scoperta una quota residuale di lavoratori, circa 1.800 unità, per i quali il futuro professionale resta ancorato all’incertezza della scadenza contrattuale. Da più parti, e in particolare dalle sigle sindacali che avevano sollecitato una soluzione estesa a tutti i precari, era arrivata la richiesta di non disperdere il capitale umano formato in questi anni, anche alla luce dei pensionamenti programmati e delle scoperture di organico che in alcuni uffici raggiungono punte superiori al 50 per cento.
La dimensione europea e le ricadute organizzative sugli uffici
La vicenda della stabilizzazione, del resto, aveva assunto nel tempo una chiara dimensione europea, tanto che la Federazione europea dei servizi pubblici aveva scritto alla Commissione Ue per evidenziare il paradosso di un investimento realizzato con i fondi del Recovery che rischiava di essere vanificato proprio nel momento in cui i contratti giungevano al loro epilogo naturale, con il conseguente pericolo di un repentino rallentamento della macchina giudiziaria. I timori espressi in quella sede riguardavano la possibilità che, senza un intervento strutturale, l’Italia si trovasse a dover fronteggiare una carenza di oltre ventimila unità nel solo Ministero della Giustizia nell’arco del prossimo quinquennio, un dato reso ancora più preoccupante dall’età media del personale di ruolo e dall’ondata di pensionamenti ormai alle porte. La scelta operata con il PIAO, e concretizzatasi con la pubblicazione dei bandi, prova a rispondere a queste sollecitazioni, ancorandosi alla necessità di mantenere inalterato il livello di efficienza raggiunto grazie all’apporto dei precari, la cui esperienza sul campo è ormai considerata un valore aggiunto non trascurabile nell’ottica del contenimento dei tempi processuali e della riduzione dell’arretrato civile e penale.




