Il ministero della Giustizia apre le porte a diecimila precari, ma la strada per la stabilizzazione si rivela subito in salita per alcuni di loro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministero della Giustizia ha ufficialmente messo nero su bianco, attraverso la pubblicazione dei bandi avvenuta lo scorso 16 marzo, l’avvio delle procedure per l’assunzione a tempo indeterminato di 9.368 funzionari e addetti attualmente in servizio con contratto a termine, una mossa che punta a blindare il personale reclutato grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’operazione, come aveva del resto anticipato il ministro Carlo Nordio nelle sue recenti comunicazioni parlamentari, si inserisce nel solco di quella «non dispersione del patrimonio di competenze» più volte evocata nelle relazioni sullo stato della giustizia, e riguarda in larga misura gli addetti all’Ufficio per il processo, figura cardine nell’architettura della riforma volta a smaltire l’arretrato e a ridurre i tempi della giustizia. Le domande per partecipare alle selezioni, che dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale dedicato dell’amministrazione, potranno essere inoltrate fino al prossimo 15 aprile, con l’effettivo passaggio ai ruoli dello Stato fissato per il 1° luglio, in perfetta continuità con la scadenza naturale degli attuali contratti.

Il nodo irrisolto degli ultimi milleottocento e la procedura selettiva

Se da un lato il dicastero guidato da Nordio rivendica il risultato di aver messo in sicurezza oltre l’ottanta per cento del personale precario in forza, dall’altro la fotografia scattata dai bandi lascia fuori una quota non marginale di lavoratori: dei circa undicimila dipendenti a termine censiti dall’amministrazione, infatti, poco meno di duemila non rientrano al momento nelle maglie della stabilizzazione. Ed è proprio su questo residuo che la Funzione pubblica della Cgil, pur riconoscendo il passo avanti compiuto, torna a premere l’acceleratore, rivendicando peraltro il merito di una mobilitazione che, a detta del sindacato, sarebbe stata determinante per sbloccare una situazione rimasta in stallo per mesi. Le procedure, come chiarito dagli avvisi, non prevedono un automatismo: si tratterà infatti di una selezione comparativa che, nel caso in cui il numero delle candidature dovesse superare i posti disponibili, potrebbe prevedere addirittura una prova scritta, mentre in via ordinaria si terrà conto di criteri oggettivi come l’anzianità di servizio e i titoli professionali posseduti.

Lo scontro politico-sindacale sulla paternità dell’intesa

All’indomani della pubblicazione dei bandi, il clima tra le rappresentanze sindacali si è fatto incandescente, con una vera e propria guerra di comunicati stampa volti ad accaparrarsi il merito dell’operazione. Da una parte la Fp Cgil, che in una nota ha parlato di «risultato straordinario della nostra mobilitazione costante e instancabile», sottolineando come la pressione esercitata in questi anni abbia costretto il governo a correggere il tiro, passando dalle iniziali tremila stabilizzazioni fino alle oltre novemila attuali. Dall’altra, un fronte compatto di sigle tra cui UNSA, CISL e UILPA Giustizia ha replicato picche, sostenendo in una nota congiunta che il traguardo non sarebbe affatto frutto di «scioperi sterili o di slogan gridati fuori dai palazzi», ma il risultato di un paziente e tecnico lavoro al tavolo con l’amministrazione, che ha permesso di rimodulare le facoltà assunzionali e trovare le coperture economiche necessarie.

I numeri della stabilizzazione tra posti disponibili e figure professionali

A ben guardare i dettagli dei bandi, il grosso delle assunzioni riguarderà il personale in forza all’Ufficio per il processo, con oltre seimila novecento posti messi a concorso per questa sola figura, cui si aggiungono mille quattrocento operatori dedicati al data entry e più di settecento tecnici di amministrazione, questi ultimi chiamati a svolgere mansioni specialistiche in ambito contabile, statistico e informatico. L’inquadramento previsto per i vincitori delle procedure sarà quello dell’Area funzionari o dell’Area assistenti, a seconda dei profili, con l’obiettivo dichiarato dal Ministero di rafforzare in maniera strutturale gli organici superando la logica emergenziale che aveva caratterizzato le assunzioni legate al Pnrr. Il direttore generale del personale, nel predisporre gli atti, ha dovuto tenere conto delle facoltà assunzionali maturate e dei posti effettivamente disponibili in pianta organica, una variabile che ha inevitabilmente posto un tetto al numero di precari stabilizzabili, lasciando in una zona grisa quei milleottocento lavoratori per i quali, al momento, non c’è certezza di continuità occupazionale.

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