Hegseth e la tirata contro l'Europa di cui nessuno sapeva nulla: colto di sorpresa anche il Comandante delle forze Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, giovedì 18 giugno ha strigliato i colleghi degli altri 31 Paesi della Nato, suscitando stupore e irritazione. Hegseth ha preteso che i giornalisti potessero assistere alla sua performance, perché di questo si è trattato. Non un discorso centrato sull'ordine del giorno, ma una lunga e a tratti confusa tirata, in puro stile trumpiano. Il Segretario Usa ha annunciato una profonda «revisione» dello schieramento americano in Europa.

L'Occidente è l'ultimo collante della Nato, ma esiste ancora? Ne vale ancora la pena? Tra due settimane Donald Trump e i premier europei, tra i quali Giorgia Meloni, si ritroveranno ad Ankara per un summit Nato che somiglierà ad uno di quei riti del vudù nei quali un defunto viene "resuscitato", però nella dimensione ambigua dello zombi, il morto vivente.

Lo zombi in questione è la stessa Alleanza atlantica, ormai considerata in agonia dalla maggior parte degli analisti, non avendo gli europei alcun motivo di nutrire fiducia in un'amministrazione che non ha abiurato i suoi propositi di mutilare due tra i consociati (la Danimarca della Groenlandia, il Canada di non si sa quali territori).

L'annuncio della revisione e il concetto di "Nato 3.0"

Il capo del Pentagono ha annunciato una revisione della durata di sei mesi riguardante la presenza e il dispiegamento delle forze americane in Europa. L'esito di questa valutazione dipenderà dalla rapidità con cui gli alleati europei si assumeranno la responsabilità primaria della propria sicurezza, un passaggio che Hegseth ha definito come il passaggio a una "Nato 3.0".

L'idea, nelle parole del Segretario, è quella di un'alleanza che torni a essere un "duro patto militare", capace di concentrarsi sulla deterrenza e sulla difesa convenzionale del continente, abbandonando le distrazioni dei decenni post-Guerra Fredda. Il riferimento è a una Nato 1.0, quella che vinse la Guerra Fredda, in contrapposizione a una Nato 2.0 che, secondo Hegseth, si sarebbe persa in questioni come l'equità di genere e i cambiamenti climatici, trascurando la potenza militare.

La revisione, ha precisato, non è solo teorica: alcuni Paesi la supereranno "a pieni voti", altri "falliranno". Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti non intendono più sopportare un peso sproporzionato per la difesa di un continente che, a loro avviso, è rimasto a guardare.

Le accuse agli alleati: "comportamento vergognoso"

La strigliata non si è limitata alla retorica sulla spesa militare. Hegseth ha accusato alcuni alleati di un comportamento che ha definito "vergognoso". Al centro delle critiche c'è il rifiuto, opposto da diverse nazioni europee, di concedere agli Stati Uniti l'accesso alle proprie basi e lo spazio aereo durante il recente conflitto con l'Iran. Secondo Hegseth, queste restrizioni hanno messo a rischio i militari americani, negando loro appoggi logistici che non avrebbero dovuto essere messi in discussione.

"Troppi alleati hanno detto no o ci hanno sommerso in dibattiti legali arcani", ha dichiarato, sottolineando che gli USA hanno difeso l'Europa per generazioni e che ora si aspettano qualcosa in cambio. In questo contesto, Hegseth ha legato anche i futuri contributi finanziari americani al bilancio operativo della Nato, che ammontano a circa 790 milioni di dollari, al raggiungimento dei target di spesa da parte degli alleati. Il principio enunciato è che la Nato deve tornare a essere una "strada a doppio senso".

La reazione e il contesto del summit di Ankara

Nonostante l'aria di tempesta, il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha provato a smorzare i toni, definendo "prudente" la revisione annunciata da Hegseth e affermando che il suo ruolo è anche quello di "tenere alta la pressione" sugli alleati. Rutte ha comunque ribadito che gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati nell'alleanza, un tentativo di rassicurazione che però stride con la sostanza delle dichiarazioni di Hegseth.

Il Segretario della Difesa, dal canto suo, ha sostenuto che Washington è stata trasparente e che la revisione non conterrà "sorprese strategiche", un'affermazione che appare quantomeno in controtendenza rispetto alla sorpresa che le sue parole hanno suscitato tra i partner europei.

Mentre gli europei e il Canada hanno incrementato la spesa militare di oltre 90 miliardi di dollari nel 2025, un aumento del 20% rispetto all'anno precedente, il messaggio del Pentagono sembra essere che tutto ciò non sia ancora sufficiente per tenere il passo con le richieste dell'amministrazione Trump.

La tensione è destinata ad arrivare al prossimo summit Nato di Ankara del 7-8 luglio, dove la Casa Bianca incontrerà i premier europei, compresa Giorgia Meloni, per un vertice che, nelle parole di molti osservatori, si preannuncia come un momento di verità per un'alleanza ormai prossima al collasso.

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