Israele si ritira dal corridoio di Netzarim, ma Netanyahu frena sulla fase 2 della tregua
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Redazione Esteri
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La tregua tra Israele e Hamas, sebbene fragile, regge. Nonostante i ritardi e le tensioni, entrambe le parti hanno finora rispettato gli impegni previsti dall’accordo. Hamas ha proceduto al rilascio degli ostaggi, mentre Israele ha compiuto un passo significativo ritirando le truppe dal Corridoio Netzarim, la striscia di terra lunga sei chilometri che divide in due la Striscia di Gaza, da est a ovest. Questo ritiro, più che una mera formalità, rappresenta un gesto concreto che ha permesso a migliaia di sfollati di tornare nelle aree settentrionali, sebbene il paesaggio che li attende sia ancora segnato da rovine e distruzione.
Il Corridoio Netzarim, presidiato dalle truppe israeliane fin dall’inizio del conflitto, è stato a lungo un simbolo della divisione fisica e politica di Gaza. La sua riapertura, avvenuta nel ventunesimo giorno di tregua, ha portato a un immediato flusso di persone e mezzi tra il nord e il sud del territorio. Auto, camion e carri carichi di bagagli hanno formato code interminabili, in un’atmosfera di sollievo misto a incertezza. Tuttavia, mentre la popolazione cerca di ricostruire una quotidianità, le prospettive di una pace duratura rimangono incerte.
Nonostante i segnali positivi, la seconda fase dell’accordo appare già in difficoltà. A Doha, i negoziati procedono con ritardi, e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sembra intenzionato a frenare ulteriori concessioni. La sua posizione, definita da alcuni come intransigente, mira a mantenere una linea dura contro Hamas, ribadendo una “tolleranza zero” verso qualsiasi minaccia al corridoio. Questo atteggiamento rischia di compromettere i fragili progressi raggiunti, alimentando dubbi sulla possibilità di un’estensione della tregua.
Intanto, le immagini che arrivano da Gaza mostrano una realtà complessa. Da un lato, il ritiro delle truppe israeliane ha restituito alla popolazione una parvenza di libertà di movimento, dall’altro, il territorio è ancora devastato da mesi di conflitto. Le case distrutte, le infrastrutture danneggiate e il senso di precarietà dominano il panorama, rendendo evidente quanto sia lungo il cammino verso una vera ricostruzione.




