Chiara Poggi, il dolore senza fine dei genitori: "Dubitare della colpevolezza di Stasi è allucinante"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua casa di Garlasco, i genitori Rita e Giuseppe Poggi continuano a vivere nello stesso luogo dove tutto accadde, circondati da oggetti e memorie che il tempo non ha scalfito. La stanza della figlia, lasciata intatta come allora, è un silenzioso testimone di un’assenza che pesa ogni giorno. «Ho ancora in testa la sua voce», racconta il padre, «quando, tornata dall’università, mi diceva: Papà, ho rifiutato un 27 perché merito di più».

Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara e unico condannato in via definitiva per l’omicidio, è detenuto dal 2015 nel carcere di Bollate. Ma la recente riapertura delle indagini, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio – amico del fratello della vittima – ha riacceso un dibattito che i Poggi definiscono «allucinante». «Rivoltare la verità in questo modo è inaccettabile», afferma Rita Poggi, sottolineando come la sentenza contro Stasi sia ormai irrevocabile.

Le nuove indagini si concentrano su tracce di DNA rinvenute sulle unghie di Chiara, che avrebbero rilevato presenze riconducibili a Sempio. Quest’ultimo, comparso a Quarto Grado per ribadire la propria estraneità, ha dichiarato di non aver mai avuto contatti con la ragazza. Intanto, Stasi, che potrebbe beneficiare della messa in prova quest’anno, continua a proclamarsi innocente. In un’intervista a Le Iene, ha parlato dei suoi progetti futuri, immaginando una vita semplice, «da Mulino Bianco», lontana dalle ombre del passato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.