Belgio, i sex workers diventano dipendenti con diritti
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Redazione Esteri
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In Belgio, il Parlamento ha approvato una legge rivoluzionaria che riconosce ai sex workers gli stessi diritti dei lavoratori dipendenti, segnando un passo storico nella tutela di una categoria spesso emarginata. La normativa, che mira a porre un freno allo sfruttamento e a un'economia sommersa miliardaria, introduce contratti di lavoro formali e tutele pari a quelle di qualsiasi altra professione, permettendo ai sex workers di accedere a pensioni, congedi di maternità, assicurazione sanitaria e altri benefici.
Questa legge, la prima al mondo nel suo genere, sancisce il diritto dei sex workers di rifiutare clienti, stabilire modalità e condizioni di lavoro e interrompere un rapporto in qualsiasi momento, garantendo maggiore dignità e sicurezza a chi opera in questo settore. Il Belgio diventa così il primo Paese a riconoscere pienamente i diritti lavorativi delle lavoratrici del sesso, equiparandole agli altri lavoratori e permettendo loro di beneficiare di congedi di maternità e giorni di malattia.
L'obiettivo del Parlamento belga è chiaro: porre un freno allo sfruttamento e a un'economia sommersa che, solo in Italia, ha prodotto nel 2023 un giro d'affari di poco inferiore ai 5 miliardi di euro. La nuova normativa belga rappresenta un modello di riferimento per altri Paesi che potrebbero seguire l'esempio, riconoscendo i diritti di una categoria di lavoratori spesso relegata ai margini della società.
Il Belgio ha compiuto un passo significativo verso la tutela dei diritti dei sex workers, introducendo una legge che garantisce loro contratti di lavoro formali e tutele pari a quelle di qualsiasi altra professione.




