Paramount si oppone alla richiesta di boicottaggio di Film Workers for Palestine
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Mentre migliaia di professionisti del cinema – attori, registi, sceneggiatori e maestranze tecniche di primo piano – continuano ad aderire all’appello di Film Workers for Palestine, uno dei maggiori studi hollywoodiani ha deciso di rompere il silenzio. Paramount, infatti, ha preso una posizione netta, dichiarando pubblicamente di non concordare con la campagna che invita a interrompere ogni collaborazione con la filiera cinematografica israeliana.
L’iniziativa, partita pochi giorni fa, ha rapidamente raccolto l’adesione di quasi quattromila personalità, tra le quali spiccano nomi del calibro di Emma Stone, Joaquin Phoenix, Tilda Swinton, Jonathan Glazer e Mark Ruffalo. La lettera aperta, il cui contenuto è inequivocabile, definisce le istituzioni culturali israeliane come “implicate nel genocidio e nell’apartheid contro il popolo palestinese”, motivando così la scelta del boicottaggio.
La risposta della casa di produzione, sebbene misurata nel tono, è stata altrettanto chiara nel merito. Paramount, che attualmente è guidata da David Ellison, ha respinto la linea proposta dal collettivo, affermando che “mettere a tacere gli artisti non promuove la pace”. Una presa di distanza che segna un punto di rottura all’interno dell’industria, tradizionalmente restia a esprimersi in modo così netto su questioni geopolitiche tanto divisive.




