Nanni Moretti a Venezia 83: l’amore (e la delusione) sul red carpet
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È bastato un attimo, un tuffo nel passato lungo trentasette anni, per ritrovare Nanni Moretti sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, accolto da un affetto che, a giudicare dalla ressa e dagli applausi, non si era mai davvero raffreddato. Il regista romano, che aveva già calcato quel tappeto nel lontano 1989 con "Palombella Rossa", è tornato al Lido per la 83esima edizione in compagnia di Jasmine Trinca e Louis Garrel, presentando il suo nuovo film "Succederà questa notte".
L'ovazione della sala stampa, che lo ha accolto con un calore quasi commovente, ha spiazzato persino lui, il solito Moretti ironico e distaccato, lasciandolo per un momento in silenzio, con gli occhi lucidi e il sorriso di chi, forse, non si aspettava una tale marea umana. Eppure, dietro la facciata patinata e le luci dei flash, il verdetto delle prime proiezioni ha portato con sé un'ombra di amarezza, come spesso accade quando le aspettative sono altissime e la realtà, per quanto dolce, si rivela meno tagliente del previsto.
Un Moretti meno politico e più sentimentale
La giornata, la quarta di questa Venezia 83, era attesissima per due motivi principali: l'unica opera prima in concorso e, appunto, il ritorno di Nanni Moretti. Se la prima ha in parte deluso, il film del regista romano ha confermato un timore che circolava sottotraccia, quello di un Moretti edulcorato, meno graffiante e più incline a esplorare i territori del sentimento puro.
"Succederà questa notte", tratto da alcuni racconti di Eshkol Nevo (già ispirazione per "Tre piani"), rappresenta una deviazione nel percorso cinematografico del regista, un'autentica anomalia per chi è abituato al suo cinema civile e politicamente pungente. Questa volta, l’urgenza non è quella di denunciare o smascherare, ma di raccontare l’amore, gli incontri casuali e gli intrecci di vite che si snodano nel tempo, con un ritmo fatto di balzi in avanti di anni e di continui, quasi ossessivi, rincorrersi tra i protagonisti.
La forza dei Legàmi e il lavoro di squadra
Il film, che vede nel cast Louis Garrel e Jasmine Trinca nei panni di due amanti che si incontrano e si perdono più volte nel corso della loro vita, si nutre della materia letteraria di Nevo, in particolare del libro di racconti "Legàmi". È un'operazione che, per stessa ammissione del regista, segna una svolta netta rispetto alla sua poetica tradizionale. "Tanti anni fa nelle interviste avevo coniato una frase un po' scema: voglio fare sempre lo stesso film, ma sempre più bello.
A un certo punto mi sono detto: no, non voglio più fare più lo stesso film", ha spiegato Moretti, sottolineando come questa nuova direzione sia stata possibile anche grazie al lavoro di sceneggiatura con Valia Santella e Federica Pontremoli. L’aiuto delle due collaboratrici è stato fondamentale per immaginare una storia d’amore che, sebbene possa sorprendere i suoi fan più affezionati, rischia di apparire a molti critici come un’operazione troppo levigata, priva di quella vis polemica che ha reso celebre il cinema dell’autore.
Il risultato, stando alle prime impressioni, è un film che potrebbe piacere proprio a chi, fino a ora, non aveva mai amato Moretti, ma che lascia perplessi coloro che ne cercavano la consueta, scomoda verità.
Un ritorno agrodolce tra ovazioni e critiche
Il ritorno a Venezia per Nanni Moretti è stato, dunque, un'esperienza agrodolce: da un lato, l'abbraccio caloroso e commovente del pubblico e dei fan sul red carpet, che lo hanno travolto con manifestazioni d'affetto tanto spontanee quanto inaspettate; dall'altro, la consapevolezza che il suo film, pur apprezzabile nella sua veste romantica, non è riuscito a graffiare come ci si aspettava, finendo per essere giudicato inconsistente se paragonato alle sue opere più celebri.
La tensione emotiva della serata ha trovato il suo apice nell'ovazione della sala stampa, che ha accolto il regista come un vecchio amico di famiglia, quasi a voler compensare con il calore umano le eventuali freddezze della critica.
In un festival che sta mostrando i suoi primi, inequivocabili segnali di stanchezza, con una programmazione a tratti altalenante, il passaggio di Moretti è stato un momento di puro cinema, vissuto sulla pelle di un regista che ha dimostrato, ancora una volta, di saper emozionare, anche quando il film che porta sullo schermo sembra voler parlare d’amore più che di politica.
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