Zerocalcare, lo scandalo dei “due spicci” ai lavoratori
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nelle intenzioni di chi l’ha scritta e disegnata, “Due spicci” – la nuova serie animata di Zerocalcare disponibile su Netflix da pochi giorni – avrebbe dovuto rappresentare l’ennesimo, affilato spaccato sulle contraddizioni di questo paese: precariato, sfruttamento, la fatica di arrivare a fine mese, il tutto condito con quel mix di ironia e nichilismo che ha reso celebre l’armadillo e il suo alter ego.
È invece il dietro le quinte, piuttosto che la trama del prodotto, a restituire la fotografia più cruda del sistema denunciato dall’autore. fumettologica
Perché se la narrazione parla di debiti e di stipendi che non bastano mai, per centinaia di collaboratori che hanno realizzato gli otto episodi la realtà è stata, a quanto pare, molto peggio di una battuta amara. fumettologica
Le prime avvisaglie di un malessere profondo sono emerse subito dopo il lancio della serie, trasformando quella che doveva essere la consueta entrata in trionfo di un idolo della sinistra radical chic in un potenziale boomerang mediatico. fumettologica
Dalle segnalazioni giunte al sindacato Unita e riprese poi in dettaglio da alcune testate, emerge il ritratto di una produzione – Movimenti Production, la casa con sede tra Milano e Roma – dove i ritmi descritti sarebbero, per usare le parole degli stessi lavoratori, “disumani” e le paghe da fame: circa 6 euro lordi all’ora.
Un compenso, questo, che stride violentemente non solo con i 3 milioni di euro di tax credit incassati dal ministero della Cultura, ma soprattutto con la morale che la serie, a parole, intende veicolare. fumettologica
Le accuse degli artisti: turni massacranti e partite Iva “finte”
Non si tratta, va detto, di malcontento isolato. Nel calderone dei quattrocento professionisti coinvolti, molti hanno scelto di rompere l’anonimato per descrivere un clima da caporalato digitale.
Un collaboratore ha raccontato di aver dovuto rifiutato la proposta proprio per via dei compensi irrisori; altri, pur di lavorare, hanno invece accettato, subendo sulla propria pelle quella che viene definita una “pessima organizzazione”. fumettologica
La goccia che ha fatto traboccare il vaso sembra essere legata all’estensione del progetto: inizialmente prevista in sei episodi, la serie è lievitata a otto puntate, ma la scadenza per la consegna – fine agosto – non è stata spostata di un giorno. Il carico di lavoro è aumentato, sostanzialmente, a parità di salario e senza possibilità di ferie. fumettologica
La denuncia più subdola riguarda però la natura dei contratti: la maggior parte dei grafici e animatori è stata ingaggiata con partita Iva, venendo però di fatto inquadrata come dipendente, con orari fissi e gerarchie precise, ma senza alcuna delle tutele del caso.
Un espediente, questo, che consente di risparmiare su contributi e tredicesime, scaricando il rischio d’impresa interamente sulle spalle del lavoratore. “Hanno provato a infinocchiarci”, scrive uno dei segnalatori, riferendosi a un tentativo di modificare unilateralmente gli accordi sul numero di tavole da disegnare. fumettologica
C’è poi il caso, segnalato come il più grave, di un reparto che, terminato il proprio lavoro in anticipo, si è visto costretto ad accettare di supportare altre aree produttive sotto minaccia di rescissione contrattuale e decurtazione dello stipendio. fumettologica
La politica fa irruzione e il paradosso dell’antieroe
Il cortocircuito tra il predicare bene e il razzolare male è talmente evidente da aver varcato i confini del gossip per finire dritto in Parlamento.
Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione al ministero del Lavoro, chiedendo alla titolare Marina Elvira Calderone di fare chiarezza sulla vicenda.
“Sarebbe paradossale – ha commentato il senatore – che una serie dedicata al contrasto dello sfruttamento desse luogo a fenomeni analoghi a quelli che denuncia”. fumettologica
Una mossa, quella del centrodestra, che non solo mette in difficoltà l’autore, storicamente schierato su posizioni opposte, ma che trasforma il caso in un simbolo politico.
Intanto, dal palco dell’anteprima al Circo Massimo – dove Zerocalcare stesso ammetteva candidamente di aspettarsi poche decine di persone e invece ne ha trovate oltre novemila – non è arrivato alcun commento ufficiale sulla bufera, né dallo stesso Michele Rech (questo il vero nome del fumettista) né dalla Movimenti Production. fumettologica
A rendere la situazione ancora più indigesta, per chi ha sempre fatto della lotta ai “furbetti” e ai “padroni” la propria bandiera, è la tempistica. Mentre la rete celebra l’ennesimo viaggio introspettivo tra l’autore e il suo armadillo (doppiato da Valerio Mastandrea), e mentre i social si riempiono di lacrime virtuali per le disgrazie esistenziali disegnate, c’è chi ricorda che nell’industria dell’animazione italiana gli stipendi da fame sono la regola, non l’eccezione. fumettologica
Il caso di “Due Spicci” – e qui sta la sua forza dirompente – non è solo una questione di denaro, ma di coerenza: chi racconta per professione le storie degli “ultimi” non può poi scoprire, con sorpresa, che gli “ultimi” sono spesso quelli seduti alla scrivania accanto alla sua. fumettologica




