Trump mobilita i marines a Los Angeles, cresce la tensione tra proteste e militarizzazione
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Redazione Esteri
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New York. Stephen Marche, autore del saggio The Next Civil War: Dispatches from the American Future, pubblicato nel 2022, aveva previsto con inquietante precisione uno scenario che oggi sembra materializzarsi. Basandosi su modelli predittivi e interviste a esperti – militari, politologi, storici – il libro dipingeva un’America sull’orlo di una dittatura di destra, un’ipotesi che, alla luce degli ultimi eventi, appare meno teorica che mai.
A Los Angeles, dove da giorni infuriano scontri tra manifestanti e polizia, Donald Trump ha ordinato la mobilitazione di 700 marines per affiancare la Guardia Nazionale nella protezione delle proprietà federali. Mentre il loro esatto ruolo operativo rimane nebuloso, la presenza di truppe in assetto antisommossa ha alimentato timori di un’escalation repressiva. «Vogliono solo spaventarci», racconta un dimostrante a Paramount, sobborgo a maggioranza ispanica dove le proteste contro le deportazioni hanno assunto toni sempre più accesi.
Non è un caso che, poche ore prima della parata militare prevista a Washington – con 150 blindati, tra cui carri armati M1 Abrams – Trump abbia rilanciato minacciando di «usare poteri speciali» contro chi osa sfidare il governo. «Affronteremo chiunque con forza massiccia», ha avvertito, in un messaggio che suona come un monito a quanti, in California e non solo, continuano a opporsi alle sue politiche.
José, un abitante di Paramount, mostra due pallottole di gomma raccolte dopo gli scontri fuori da un Home Depot. «Mandano i soldati per colpire i poveri», dice, mentre fa la guardia in un parcheggio trasformato in quartier generale improvvisato. La rabbia, qui, è palpabile: la militarizzazione delle strade, percepita come una provocazione, rischia di innescare una spirale di violenza che pochi sembrano in grado di controllare.




