Code ai distributori, carenza di grano e inflazione: il peso del conflitto con l'Ucraina sulla vita dei russi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel momento del bisogno, l’unione tra Stato e Chiesa fa la forza. E così, mentre sempre più parlamentari propongono leggi per inasprire le sanzioni a chi sui social mostra le auto in coda per la benzina e intanto elogiano la resilienza del popolo russo, nella cittadina di Friazino, vicino a Mosca, i preti dedicano la loro omelia alla mancanza di carburante. Chi se ne lamenta «è povero di spirito», perché la religione ortodossa, quella di oggi almeno, prevede «la sofferenza come forma di rispetto per il potere laico».

La crisi del carburante e le lunghe code ai distributori

«Va stabilmente male». È la frase più ricorrente, sulla crisi della benzina in Russia, da parte di chi utilizza quotidianamente l’automobile. I cittadini consultano le App dedicate - come “Estbenzin” oppure quella di “Yandex” - prima di mettersi al volante alla ricerca di carburante. Una ricerca che può durare alcune ore oppure giorni se si è sfortunati o se si abita in certe regioni. «Oggi mi è andata bene – racconta Igor - al mio solito distributore sotto casa, qui alla periferia della capitale, ho fatto il pieno di benzina».

L'impatto degli attacchi ucraini sulle raffinerie

Agosto è un mese terribile per la Russia e la crisi economica, accelerata dagli attacchi ucraini alle raffinerie e ai nodi energetici di Mosca, è difficile da sopportare per i russi. La serie di attacchi riusciti contro i principali impianti di raffinazione nella Russia europea ha provocato il fermo temporaneo di diverse unità di conversione e distillazione, tanto che secondo alcune stime i raid avrebbero messo fuori uso fino a un quarto della capacità di raffinazione nazionale.

Con una quota rilevante della capacità fuori uso o a regime ridotto, il mercato interno si è trovato ad affrontare un ammanetto di offerta che ha costretto il governo a vietare le esportazioni di benzina e diesel, mentre in molte regioni è stato introdotto un regime di razionamento delle vendite. Le code chilometriche sono ormai un'immagine consueta e, in alcune zone, la benzina è diventata un bene di lusso, con prezzi che in certi distributori hanno raggiunto cifre proibitive per lo standard russo, l'equivalente di circa 2,42 dollari al litro.

La frustrazione è palpabile e, in casi estremi, non mancano episodi di tensione e vere e proprie risse tra automobilisti in coda per il carburante.

Le ricadute sull'agricoltura e l'inflazione

Le conseguenze di questa crisi energetica si riverberano a catena su tutta l'economia, minacciando settori vitali come l'agricoltura. La campagna di raccolta, che cade proprio in questo periodo, dipende in larga misura dal diesel per far funzionare mietitrebbie e trattori, e molti agricoltori hanno già manifestato il timore di non avere abbastanza carburante per completare il raccolto, con il rischio concreto di compromettere l'intera annata agraria.

La carenza di carburante sta inoltre alimentando l'inflazione, che secondo alcuni analisti ha già raggiunto livelli che non si vedevano da anni, con un aumento dei prezzi al dettaglio che supera l'11%. L'aumento dei costi del carburante fa inevitabilmente lievitare i costi dell'agricoltura, dei trasporti e della logistica, e questo si riflette in una crescita dei prezzi dei generi alimentari e dei beni di prima necessità, mettendo a dura prova il potere d'acquisto delle famiglie russe.

Le dichiarazioni di Zelensky e le prospettive

Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, citato da Ukrinform, l’Ucraina è pronta a negoziare con la Russia per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche e agricole, ma Mosca al momento non sembra disposta a raggiungere tali accordi. «I russi hanno dato inizio a questa escalation perché volevano davvero bloccare la nostra capacità di difenderci. Noi stiamo rispondendo e, in particolare, stiamo attaccando la loro flotta ombra, gli impianti petroliferi, Novorossiysk, ecc.».

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