La propaganda russa e il nuovo affondo di Solovyov: «Meloni, seguace del fascista Mussolini»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La crisi diplomatica tra Italia e Russia non accenna a placarsi, anzi, alimenta un braccio di ferro che si consuma ormai a colpi di dichiarazioni pubbliche e convocazioni formali. Dopo la decisione della Farnesina di convocare l’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov, per chiedere chiarimenti in merito agli insulti pronunciati nei confronti del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata la replica a dir poco gelida della portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova. Secondo quest’ultima, l’Italia sarebbe stata «confusa dalla sua stessa propaganda per anni»; una confusione, a suo dire, tale da richiedere una profonda riflessione su «da che parte della storia si trova» il nostro Paese. Una frase, quest’ultima, che suona come un’intimazione velata a schierarsi, o forse a riconsiderare l’appoggio a Kiev, senza che da Roma sia arrivato, almeno per ora, un ulteriore commento ufficiale.

L’accento pacato e le accuse senza tempo

Nel pomeriggio di ieri, passate le 14 a Mosca, il canale radio-televisivo Solovyov Live ha trasmesso l’attesa replica del diretto interessato, Vladimir Solovyov. Nessuna traccia della lingua italiana, però: il giornalista, noto per i suoi toni acceso e per una retorica spesso al limite del vilipendio, ha scelto di parlare con voce cadenzata e tono insolitamente pacato. Un paradosso, considerata la violenza delle parole pronunciate. «Signora Meloni», ha esordito, «le parla un uomo, un ebreo, che le autorità italiane hanno nuovamente sottoposto a persecuzioni». Un riferimento esplicito alle leggi razziali del passato, un parallelo storico che lo stesso Solovyov ha voluto istituire per equiparare la gestione della polemica odierna a quelle pagine buie del Novecento italiano. E ha aggiunto, senza mezzi termini, che la presidente del Consiglio sarebbe una «seguace del fascista Mussolini», oltre che «corresponsabile dei crimini fascisti» per il sostegno fornito, a suo dire, ai «nazisti ucraini».

Le definizioni ultrajuridiche e la mancata mediazione

Tra gli epiteti rivolti a Meloni, se ne ricordano almeno due che hanno fatto rapidamente il giro delle agenzie: «vergogna della razza umana» e «bestia naturale». Espressioni che vanno ben oltre la consueta dialettica politica e che, nella loro crudezza, hanno spinto la Farnesina a convocare l’ambasciatore Paramonov. Una convocazione che, nelle intenzioni di Roma, doveva servire a riportare il confronto entro i binari del rispetto istituzionale. Ma Mosca, con le dichiarazioni di Zakharova prima e con l’intervento di Solovyov poi, ha ribaltato la prospettiva: non una scusa, bensì un nuovo attacco. L’ambasciatore russo, peraltro, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche al termine dell’incontro; nessuna mediazione è trapelata dalle stanze della diplomazia.

Le altre voci, l’altra cronaca

Mentre il dibattito infuriava tra Roma e Mosca, l’agenda dei media italiani offriva un quadro completamente diverso, quasi a testimoniare la distanza tra la polemica internazionale e i temi locali. Nella puntata del 22 aprile 2026 de “La Strambata”, programma in onda su Radiolina dal lunedì al venerdì alle 12:30, la giornalista di Videolina Egidiangela Sechi ha condotto una tavola rotonda su argomenti che nulla hanno a che vedere con la crisi diplomatica. Tra gli ospiti, il vicedirettore del Tg di Videolina, Nicola Scano, il direttore del dipartimento Meteoclimatico dell’Arpas, Alessandro Delitala, un docente dell’università di Cagliari, Antonio Pusceddu, la presidente di Legambiente Sardegna, Marta Battaglia, e il social media manager de L’Unione Sarda, Enzo Asuni. Un’occasione, quella del programma, per affrontare questioni ambientali e di cronaca isolana, mentre Solovyov tornava a fare di Meloni il bersaglio di una requisitoria personale che mescola memoria storica e propaganda bellica.

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