La Lazio di Sarri ritrova se stessa e ora l'Europa non è più un'utopia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vittoria contro il Lecce, per quanto netta e meritata, rappresenta soltanto l'ultimo, significativo tassello di un percorso di rinascita che sta caratterizzando questa Lazio, la quale, dopo le incertezze dell'inizio, sembra aver finalmente assimilato i principi del suo allenatore. Quel che colpisce, infatti, non è la semplice successione di risultati positivi, bensì la solidità con cui la squadra sta costruendo le proprie prestazioni, a partire da una difesa che ha chiuso per tre partite consecutive all'Olimpico senza subire gol, un traguardo che mancava da un decennio e che sta alla base di sette clean sheet complessivi. Si è trattato di un lavoro meticoloso, che ha prima messo in sicurezza il reparto più fragile della scorsa stagione, per poi moltiplicare le vittorie in casa, dove con il precedente tecnico se n'era registrata appena una contro una formazione ormai retrocessa. La progressione, del resto, è stata inesorabile: dopo aver consolidato la fase difensiva, il cosiddetto "Sarrismo" ha cominciato a produrre un gioco più pulito e controllato, che ha relegato gli avversari a ruoli di pura comparsa, come è accaduto al Lecce, capace di un solo tiro nello specchio della porta per l'intera durata della sfida.

Il Lecce affonda a Roma tra troppe lacune

Più di un passo indietro, quello compiuto dalla squadra salentina all'Olimpico, in una partita dove il punteggio finale, per ammissione generale, avrebbe potuto essere addirittura più severo. Al di là della sconfitta, a preoccupare è stata la prestazione di una formazione tecnicamente e tatticamente in balìa degli avversari, nonostante lo schieramento fosse praticamente quello titolare, con Berisha a supportare il giovane Camarda e il rientro di Sottil sulla fascia sinistra. La squadra di Di Francesco, che si è detta incredula per il gol annullato proprio a Sottil per un fallo da molti giudicato inesistente, ha mostrato una frettolosità e una carenza di lucidità nel possesso palla che l'hanno resa incapace di contrapporre una reale resistenza a una Lazio che, al contrario, ha fatto meglio sotto ogni aspetto.

Guendouzi, la riscossa del francese che convince tutti

In questo contesto di crescita collettiva, spicca la rinascita personale di Matteo Guendouzi, il cui nome risuona con insistenza sulle pagine dei giornali dopo la sfida con il Lecce. Il centrocampista francese, rispondendo a un avvio di stagione opaco con una prestazione di grande spessore, ha di fatto trascinato i compagni verso la vittoria, convincendo tutti e guadagnando i voti più alti nelle pagelle dei quotidiani. Quella di Guendouzi appare come una riscossa, un desiderio di rilanciarsi dopo l'esperienza all'Olympique Marsiglia e di riconquistare, attraverso prestazioni di questo tenore, non solo la fiducia dei tifosi biancocelesti, ma anche quella del commissario tecnico della nazionale francese, Didier Deschamps, alla vigilia di nuove convocazioni.

La costruzione di un'identità che fa sognare

Le tracce di un gioco organizzato e consapevole, quindi, stanno rilanciando le speranze della Lazio, le cui ambizioni europee, dopo un inizio in sordina, non sembrano più un'utopia. La sconfitta subita contro la corazzata Inter a San Siro viene ormai cancellata da una serie di risultati che certificano una crescita costante, la quale somiglia già a un piccolo miracolo. La squadra, che ha saputo sistemare i suoi principali difetti, ha trovato una proposta di gioco più pulita e, di partita in partita, sta costruendo un'identità precisa, fatta di controllo del pallone e solidità difensiva, che le permette di dominare gli avversari e di guardare con nuovo ottimismo alla classifica.

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