Giorgia Meloni incontra le imprese italiane a Seul: l'Italia attrae, ma ci sono margini per crescere
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Redazione Interno
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In un salone di Seul, davanti a una platea di manager e imprenditori, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato, con frasi complesse e subordinate che articolavano un pensiero strategico, il quadro delle relazioni economiche con la Corea del Sud. Quella coreana, come ha sottolineato la premier nel suo intervento, è una nazione con la quale l'interscambio commerciale si attesta su circa undici miliardi di euro, una cifra che, seppur lievemente inferiore a quella scambiata con il Giappone, assume un peso specifico enorme considerando la differente dimensione demografica dei due paesi asiatici. L'incontro, voluto per ascoltare le esperienze dirette delle aziende, ha visto la partecipazione di una rappresentanza delle circa centoventi realtà italiane operanti nel Paese, le quali generano complessivamente un fatturato di 3,2 miliardi, un dato significativo che non deve però nascondere ampi spazi di ulteriore sviluppo.
I settori strategici e la partnership sui semiconduttori
Il dialogo con le imprese, come emerso anche dal Business Forum dedicato a quattro settori strategici svoltosi a settembre, si è concentrato su ambiti di avanguardia: dall'intelligenza artificiale all'economia circolare, passando per la transizione energetica e i dispositivi medicali, senza trascurare aerospazio e mobilità sostenibile. Proprio in questo solco, peraltro, si inserisce l'annunciata intesa sui semiconduttori, frutto del bilaterale notturno tra Meloni e il presidente coreano Lee Jae-myung. Un accordo tecnico che punta a rafforzare la cooperazione in un campo vitale per l'industria globale e che conferma come la Corea, quarto partner commerciale italiano in Asia ma primo per esportazioni pro capite, sia un pilastro nel Piano d'azione per l'export voluto dall'esecutivo.
Il peso delle eccellenze e il ruolo geopolitico della visita
Tra i partecipanti all'incontro spiccavano nomi di assoluto rilievo, come Intercos, leader mondiale nella produzione di cosmetici che ha superato la soglia del miliardo di fatturato, dimostrando come il made in Italy possa competere e primeggiare anche nei mercati più sofisticati. La visita di Meloni, la prima di un capo di governo europeo in Corea dopo l'insediamento di Lee Jae-myung, non è quindi un mero atto formale, bensì un segnale politico preciso dell'importanza attribuita a questo rapporto. Un rapporto che, nella visione espressa dalla premier, deve superare la logica del semplice scambio per evolversi in una partnership industriale e tecnologica strutturata, capace di attrarre nuovi investimenti in entrambe le direzioni.
Il contesto internazionale e le prospettive concrete
In un momento di riassetto delle catene di approvvigionamento globali, la scelta di rafforzare l'asse con Seul appare dettata da una precisa valutazione di affidabilità e di potenziale, lontana da derive protezionistiche ma orientata a una cooperazione selettiva tra economie avanzate. Gli accordi siglati, che includono anche il settore dei semiconduttori, vanno letti in questa prospettiva: creare un terreno favorevole per le aziende dei due paesi, alcune delle quali hanno già costruito in Corea una presenza solida e redditizia. Il messaggio finale, insomma, è che l'Italia riesce ad attrarre interesse e a generare business, ma che esistono margini considerevoli per espandere la propria quota in un'economia dinamica e tecnologicamente all'avanguardia come quella coreana, puntando su innovazione e qualità.




