Lincoln Memorial, la vasca riflettente si sfalda e l’ex olimpionico finisce incriminato
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Redazione Esteri
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La monumentale vasca riflettente del Lincoln Memorial, a Washington, continua a essere al centro di un vortice di polemiche che mescolano politica, malagestione e un’inchiesta giudiziaria dai contorni quantomeno singolari.
A poche settimane dal completamento del maxi-restauro voluto dall’amministrazione Trump e costato oltre 14 milioni di dollari, il nuovo rivestimento in "blu bandiera americana" si sta sgretolando, l’acqua è tornata a tingersi di un verdastro non proprio patriottico e un ex atleta olimpico si ritrova incriminato per un gesto che, a suo dire, è stato solo un atto di curiosità.
Un restauro da 14 milioni già in rovina
L’intervento, che doveva essere il fiore all’occhiello per le celebrazioni del 250esimo anniversario dell'Indipendenza americana, si sta rivelando un vero e proprio flop. Ad aprile, il presidente Donald Trump aveva promesso di trasformare l’acqua "sporca e disgustosa" in qualcosa di "pulito e bellissimo", facendo rivestire il fondo della vasca con una speciale vernice blu.
Eppure, il risultato è stato ben diverso da quello sperato: non solo le alghe hanno rapidamente invaso la piscina, ma il rivestimento stesso ha iniziato a staccarsi a grandi falde, galleggiando sulla superficie. Le immagini che circolano mostrano ampi pezzi di materiale blu scrostato, un’evidenza che ha costretto il personale del National Park Service a intervenire con perossido di idrogeno e sistemi di aspirazione, con scarsi risultati.
La caccia ai vandali e l’incriminazione di David Hearn
Di fronte a un evidente disastro tecnico, la Casa Bianca ha cambiato registro, puntando il dito contro presunti atti di sabotaggio. Trump, sui suoi social, ha parlato di "squarci" provocati con coltelli o lamette e di sostanze chimiche versate da vandali per minare l’immagine della sua amministrazione. In questo clima di caccia al colpevole, è finito nella rete l'ex canoista David Hearn, 67 anni, tre volte olimpionico (Sydney 2000).
Hearn è stato incriminato da un gran giurì di Washington con l'accusa di danneggiamento di proprietà pubblica, un reato che potrebbe costargli fino a dieci anni di carcere.
"Solo un pezzo staccato": la difesa dell'atleta
La vicenda giudiziaria dell’atleta è paradigmatica del clima surreale che si è creato attorno al memoriale. Secondo quanto riportato dal Washington Post, Hearn si trovava nei pressi della vasca durante un giro in bicicletta e, notando un lembo del nuovo rivestimento che si sollevava, avrebbe infilato una mano nell’acqua per toccarlo. "Non ho distrutto, rotto o strappato niente", si è difeso l’ex atleta. "Nel momento in cui mi sono reso conto di cosa stesse accadendo, mi stavano già mettendo le manette".
La sua versione, che parla di un gesto dettato dalla semplice curiosità per un materiale già deteriorato, si scontra però con quella della procuratrice federale, che lo accusa di aver "sollevato con forza e violenza" il sigillante, causando danni per oltre mille dollari.
Un simbolo che riflette la polarizzazione americana
La vicenda della Reflecting Pool, al di là del suo valore estetico, è diventata un potente simbolo della profonda polarizzazione politica che attraversa gli Stati Uniti. Da un lato, i democratici e gli esperti sottolineano la leggerezza di un progetto affidato senza gara d’appalto a società vicine al presidente, che non ha risolto i problemi strutturali di una vasca costruita su un terreno paludoso. Dall’altro, l’amministrazione Trump insiste sulla tesi del sabotaggio, cercando di trasformare un evidente fallimento tecnico in un attacco politico.
E mentre le celebrazioni del 4 luglio si avvicinano, il Lincoln Memorial rischia di celebrare l’anniversario dell’Indipendenza con una vasca che, anziché riflettere il cielo, riflette la confusione e le divisioni di un Paese in piena guerra culturale.




