Falcomatà, il sindaco Highlander: il centrodestra lo assiste, il Pd fa muro e il consiglio si sfalda

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La parabola di Giuseppe Falcomatà alla guida di Reggio Calabria, che tra pochi giorni giungerà al suo termine ufficiale dopo undici anni, si chiude con un atto finale che, nella sua caotica e paradossale essenza, rappresenta il degno epilogo di un'intera legislatura, la cui condotta politica è stata spesso caratterizzata da livelli non proprio elevati. L'ultimo consiglio comunale, un microcosmo di tensioni e calcoli, ha visto il primo cittadino sopravvivere a se stesso, rimanendo in sella con una maggioranza ormai ridotta in frantumi, mentre le forze politiche che lo hanno sostenuto si interrogavano, forse già in vista del futuro, sulle dinamiche che hanno condotto a questo punto di rottura. Era giusto che finisse così, in una sorta di beffa degli equilibri, con un sindaco che, come un Highlander, sembra aver superato ogni ostacolo e ogni frizione interna, le quali hanno accompagnato fedelmente come un cane la sua lunga era a Palazzo San Giorgio, fino a questo coerente e amaro traguardo.

Il fallimento della mediazione e il muro del Partito Democratico

La crisi dei rapporti tra Falcomatà e il Partito Democratico, che si è complicata maledettamente nelle ultime ventiquattr'ore, ha il suo punto di non ritorno nel fallimento del tavolo di mediazione che era stato affidato alla supervisione di un senatore. Dopo la partenza di quest'ultimo, infatti, i negoziati non si sono più aggiornati, facendo sì che l'accordo trovato in un primo momento andasse subito a farsi benedire. In quella sede, il Pd, attraverso i suoi vertici locali e regionali, aveva avanzato richieste precise, chiedendo di rivedere la posizione del vicesindaco e la sostituzione di uno degli assessori nominati di recente nella rimodulazione della giunta, lasciando comunque al primo cittadino la possibilità di una nomina in sostituzione della figura in uscita. Una trattativa, però, che si è rivelata un'illusione, naufragando nel giro di poche ore e lasciando il campo libero a uno scontro che ormai appariva inevitabile.

La solitudine in Aula e l'assist inaspettato del centrodestra

Clima incandescente, poi, in Aula, dove il consiglio comunale si è aperto con un segnale politico tutt'altro che incoraggiante per l'amministrazione guidata da Falcomatà. A sorprendere, sebbene non più di tanto, è stata l'assenza dai banchi della maggioranza dei consiglieri del Partito Democratico e di un altro gruppo di supporto; una scelta che, fin dalle prime battute, ha reso palese la fragilità degli equilibri interni e ha trasformato quella che doveva essere una seduta ordinaria in una tempesta aperta. La maggioranza, in fuga, ha svuotato l'Aula, consegnando l'immagine di una solitudine estrema per il sindaco, il quale, tuttavia, ha trovato un'insolita forma di salvezza. Il centrodestra, pur avendo in mano i numeri giusti per ribaltare la situazione, si è guardato bene dal votare contro, offrendo involontariamente un'assist che ha permesso a Falcomatà di superare l'ultimo scoglio, in un finale amaro e malinconico che ricorda il tono di un celebre romanzo.

Le circoscrizioni come terreno di scontro e la fine di un'era

Mentre le forze politiche si compattano, ormai, sul tema delle Circoscrizioni, l'ultimo atto della lunga avventura di Falcomatà si consuma in questo scenario di frantumazione e di ambigui sostegni. Dalle buone intenzioni iniziali si è passati, senza soluzione di continuità, al naufragio di ogni mediazione possibile, in un gioco di posizioni che ha visto il Partito Democratico irrigidirsi sulle sue richieste e il sindaco affrontare la solitudine della sua posizione. Il tutto mentre il centrodestra, da spettatore attento, decideva di non decidere, in un gioco di calcoli che ha salvato formalmente Falcomatà ma che ha sancito, definitivamente, la fine di un'era, lasciando che la politica reggina si interroghi su quanto accaduto, senza più alcun margine per un ripensamento.

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