Giulio Ciccone, il ritiro amaro dopo la caduta a Nova Gorica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è stato nulla da fare per Giulio Ciccone, costretto ad abbandonare il Giro d’Italia dopo la brutta caduta che lo ha coinvolto nella quattordicesima tappa, quella con arrivo a Nova Gorica. Un epilogo doloroso, che spegne i sogni del corridore abruzzese della Lidl-Trek, reduce da un’ottima prestazione in classifica generale, dove occupava la settima posizione a soli due minuti dalla maglia rosa e a un passo dal podio.

L’incidente, avvenuto a ventidue chilometri dal traguardo, ha travolto buona parte del gruppo, complice l’asfalto reso insidioso dalla pioggia battente. Sebbene Ciccone sia riuscito a concludere la tappa, le successive visite mediche hanno confermato la gravità delle condizioni: un ematoma al muscolo vasto laterale del quadricipite destro, accompagnato da una lesione alla fascia muscolare. Fortunatamente, non servirà il bisturi, ma il riposo forzato per almeno due settimane è inevitabile.

«Il dolore era troppo forte, ho capito subito che non era una cosa da poco», ha confessato il ciclista, visibilmente scosso dalla decisione di lasciare la corsa. Quella che doveva essere un’occasione per lottare fino alla fine si è trasformata in una doccia fredda, con la consapevolezza di dover rinunciare a un obiettivo per cui aveva lavorato mesi.

La caduta, nata da un ritardo di Antonio Tiberi, ha coinvolto diversi corridori, molti dei quali sono finiti a terra nonostante i tentativi di evitare il peggio. Le immagini mostrano chiaramente la dinamica, con il gruppo che si stringe e perde diversi elementi in pochi istanti. Ciccone, purtroppo, è stato tra quelli che ne hanno pagato le conseguenze in modo più pesante.

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