Space x debutta al nasdaq, folla a times square e capitalizzazione da 2 mila miliardi
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Redazione Economia
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Non accadeva da tempo, forse dai tempi d’oro delle dot-com, che un debutto a Wall Street assumesse i contorni di un evento popolare oltre che finanziario. Eppure, è proprio ciò che si è visto ieri a Times Square, dove una folla composita – curiosi, piccoli investitori, dipendenti in felpa con il logo dell’azienda – si è riversata per assistere a qualcosa di più di una semplice campanella d’apertura: l’ingresso ufficiale di Space X nel tempio del capitalismo globale, il Nasdaq.
La società fondata da Elon Musk ha iniziato le contrattazioni con un balzo a doppia cifra, e se l’IPO da 75 miliardi di dollari era già stata celebrata come la più grande della storia, il primo giorno di trading non ha fatto che alimentare l’entusiasmo, anche se, come vedremo, non sono mancate voci critiche. Il ticker è “SPCX”, e già dalle prime battute ha regalato emozioni forti a chi aveva scommesso sul futuro spaziale e terrestre del magnate.
Un’impennata a doppia cifra e la scalata ai vertici americani
Il prezzo fissato per l’offerta pubblica iniziale era di 135 dollari per azione, una valutazione che già di per sé posizionava l’azienda nell’Olimpo di Wall Street, con un valore di circa 1,8 trilioni di dollari. Ebbene, non appena le contrattazioni sono state aperte, la domanda ha spinto il titolo fino a 150 dollari, registrando un incremento dell’11% in pochi secondi; un movimento, questo, che è proseguito nella prima ora di scambi, portando la capitalizzazione a superare agevolmente i 2 mila miliardi di dollari.
Per avere un termine di paragone, una cifra del genere colloca Space X davanti a colossi come Meta e la stessa Tesla, l’altra creatura di Musk, consolidando la sua posizione come la sesta società americana per valore di mercato. Gli acquirenti, spinti da quella che molti analisti definiscono la “febbre da Musk”, hanno spinto l’asticella fino a far toccare ai titoli un massimo di 164 dollari, prima di un leggero assestamento.
Folla, maxi schermi e un dirigibile per protestare
L’atmosfera, in quelle ore, era elettrica. A Times Square, il maxi schermo del Nasdaq trasmetteva in diretta il discorso di Musk, che dal Texas (dov’è situato il quartier generale di Starbase) ha ribadito la missione dell’azienda: “Portarvi sulla Luna, su Marte e oltre”. Una dichiarazione roboante, certo, ma che per i fedelissimi rappresenta la solidità di un progetto industriale che va dalla messa in orbita di satelliti Starlink – l’unica divisione attualmente in profitto – fino alla costruzione di data center nello spazio.
Tuttavia, non tutto è stato rose e fiori. Sulla schiuma finanziaria del momento si è innestata la protesta del gruppo “Safe AI Now”, che ha fatto gonfiare un enorme dirigibile raffigurante un Musk a petto nudo, con tatuaggi provocatori legati all’intelligenza artificiale della sua xAI. Un avvertimento, hanno spiegato gli attivisti, rivolto a chiunque stesse per acquistare azioni di un’azienda il cui rischio, a loro avviso, è rappresentato proprio dalle controversie legali legate al chatbot Grok.
Il dato macro e lo “spiraglio” di pace che spinge i listini
A sostenere l’umore generale degli indici, in questa giornata di metà giugno, non c’è stato soltanto il fascino irresistibile del razzo di Musk. Al contrario, si è registrato un contesto macroeconomico insolitamente favorevole, alimentato dalle trattative diplomatiche tra Stati Uniti e Iran. Le notizie, seppure ancora da verificare nella loro portata definitiva, parlano di un possibile accordo di pace imminente che potrebbe sbloccare lo Stretto di Hormuz e mettere fine al blocco navale statunitense.
Un’eventualità, questa, che ha gettato benzina sul fuoco di un mercato già di per sé euforico: il Dow Jones ha guadagnato terreno, così come lo S&P 500, mentre il Nasdaq ha beneficiato del traino di Space X e dei colossi tecnologici presenti nel suo paniere. Un vento di ottimismo, insomma, che ha spinto al rialzo anche quei titoli, come quelli del comparto energia o finanziario, solitamente più sensibili alle turbolenze geopolitiche.
Il rischio bolla e le perplessità degli analisti
Eppure, mentre la folla esultava, una parte più lucida del palcoscenico finanziario osservava con sospetto questi numeri da capogiro. L’azienda, non bisogna dimenticarlo, ha chiuso l’ultimo esercizio con una perdita netta di quasi 5 miliardi di dollari. Un rosso di bilancio, certo, ma che sembra non preoccupare chi gioca al rialzo, confidando in quel “Musk premium” capace, in passato, di sostenere valutazioni astronomiche per Tesla.
Alcuni osservatori autorevoli, citati dalle agenzie, paventano il rischio di una bolla speculativa paragonabile a quelle del passato, ricordando che il rapporto prezzo-ricavi della società sfiora quota 100 – un multiplo che richiederebbe una crescita dei profitti letteralmente fuori dalle curve atmosferiche.
L’IPO ha riscritto il manuale di Wall Street, anche per la decisione di Musk di imporre un prezzo fisso senza la consueta contrattazione con gli investitori istituzionali, ma resta da vedere se la truppa dei retail investor, entusiasti e numerosi, riuscirà a tenere alta la bandiera della Space X nei prossimi, turbolenti, mesi.




