A Verona i laici (donne comprese) diventano guide delle parrocchie senza preti: l’assemblea diocesana apre al cambiamento

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La carenza di sacerdoti, che ormai da anni costringe molte diocesi italiane a chiudere chiese o a farne accorpare due o tre sotto l’unica guida di un prete itinerante, ha spinto la Chiesa di Verona a compiere un passo concreto che alcuni osservatori non esitano a definire «rivoluzionario» nel panorama ecclesiale nazionale.

Al termine dell’assemblea diocesana svoltasi il 16 maggio scorso presso il Palariso di Isola della Scala, alla presenza di circa tremila delegati provenienti da tutte le parrocchie della provincia scaligera, il vescovo Domenico Pompili ha visto approvare una proposizione destinata a cambiare il volto della gestione pastorale locale: nelle parrocchie che non possono contare su un presbitero residente, la guida della comunità potrà essere affidata anche a laici e laiche, uomini e donne che diventeranno a tutti gli effetti «guide pastorali» del gregge.

Una risposta all’emergenza vocazionale che non è solo numerica

I numeri parlano chiaro: nella diocesi di Verona, che conta 380 parrocchie, i sacerdoti attualmente in servizio sono circa seicento, di cui cinquecento diocesani e gli altri appartenenti a ordini religiosi o provenienti da missioni straniere. Un rapporto apparentemente favorevole – due sacerdoti ogni tre parrocchie – che però non tiene conto degli effetti della curva demografica: l’età media dei presbiteri è in costante aumento e le nuove ordinazioni non compensano le perdite, con il numero dei seminaristi dimezzato rispetto a un decennio fa.

Ma come ha sottolineato monsignor Ezio Falavegna, parroco della cattedrale e docente di teologia pastorale alla Facoltà Teologica del Triveneto, la decisione non nasce soltanto da un’urgenza numerica: «L’esigenza di assegnare incarichi di guida pastorale a laici, anche donne, è dettata dall’esperienza di una Chiesa con una diversa postura, capace di esprimere questa rinnovata coscienza affidataci dal Vangelo e dal Concilio Vaticano II».

Niente sacerdozio femminile, ma ruoli di governo per le donne

La proposizione approvata, che il vescovo Pompili aveva già anticipato nei mesi scorsi durante alcune omelie dedicate al tema dell’alleanza tra i generi - 9, è chiara nel richiamare il quadro normativo esistente: «Nelle parrocchie senza la presenza di un presbitero, la vita della comunità viene affidata a una guida pastorale. Questo compito può essere affidato anche a laici e laiche».

Il riferimento al Codice di diritto canonico del 1983 non è casuale: già da oltre quarant’anni, nei canoni 129 e 145-196, il diritto della Chiesa prevede che gli uffici ecclesiastici possano essere conferiti anche a fedeli non ordinati, una possibilità rimasta a lungo inapplicata nella pratica. Falavegna ha voluto chiarire un punto delicato per evitare fraintendimenti: «Non si tratta di ministero ordinato – ha spiegato – qui non c’entra il dibattito sul sacerdozio femminile, che riguarda la Chiesa universale, non certo quella di Verona.

Si tratta di riconoscere ruoli di peso, anche a donne, nel governo della Chiesa».

Liturgie della Parola e corresponsabilità: il modello sudamericano

Di cosa si occuperanno, concretamente, queste guide pastorali laiche? Le loro competenze spazieranno dalla catechesi agli adulti e ai bambini, alla gestione della Caritas parrocchiale e dell’economia, dall’assistenza ai malati fino all’animazione delle celebrazioni liturgiche. Ciò che rimarrà di esclusiva competenza del sacerdote – che continuerà a essere presente nelle parrocchie più grandi o a coprire a rotazione quelle più piccole – è la celebrazione dell’Eucaristia e la somministrazione dei sacramenti che richiedono l’ordine sacro.

Laddove non sia possibile celebrare la messa domenicale, la comunità potrà riunirsi per una «liturgia della Parola» guidata dal laico o dalla laica delegata, un modello già sperimentato da anni in molte diocesi del Sud del mondo, dall’Africa all’America Latina, e che in Italia ha precedenti significativi a Vicenza, Trento, Reggio Emilia e soprattutto a Torino, dove il cardinale Roberto Repole ha avviato da tempo corsi di formazione specifici per questi ministeri.

Il percorso veronese proseguirà con un nuovo incontro di approfondimento già fissato per il 13 giugno, quando si discuteranno le modalità operative per applicare le linee approvate dall’assemblea di Isola della Scala.

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