Assolto Sandro Mugnai, l'artigiano che sparò al vicino durante la demolizione della casa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sandro Mugnai, l'artigiano aretino cinquantaseienne che due anni fa, in un freddo pomeriggio di gennaio, estrasse un fucile e colpì a morte il vicino Gezim Dodoli, è oggi un uomo libero. La corte d'assise di Arezzo, chiamata a giudicare un fatto di sangue che ha sconvolto la campagna di San Polo, ha infatti stabilito, con sentenza emessa in giornata, che i colpi esplosi non costituissero un eccesso ma rientrassero pienamente nel perimetro della legittima difesa. Una decisione, questa, che si pone in netto contrasto con le richieste dell'accusa, la quale aveva invece proposto una condanna a quattro anni di reclusione per eccesso colposo nell'esercizio di quella difesa, dopo aver riqualificato in tal senso l'originaria accusa di omicidio volontario.

Le dinamiche dell'aggressione e la reazione

I giudici, ascoltate le parti e valutate le prove, hanno evidentemente ricostruito la scena concentrandosi su quel momento preciso in cui Dodoli, allora cinquantanovenne, manovrava una ruspa contro l'abitazione di Mugnai. L'azione del vicino, il cui movente non è qui rilevante ai fini giuridici della sentenza, rappresentava un'aggressione in atto, un pericolo attuale e imminente per l'incolumità di chi si trovava all'interno della casa e per l'integrità del bene stesso. L'uso dell'arma da fuoco, secondo quanto sostenuto con forza dalla difesa dell'artigiano affidata all'avvocato Piero Melani Graverini e ora accolto in sentenza, è stato interpretato come l'unica risposta possibile a una violenza di tale portata e di tale modalità, escludendo quindi la possibilità di una reazione sproporzionata rispetto all'offesa.

Il percorso giudiziario e il contrasto con l'accusa

Il procedimento, che ha visto il pubblico ministero assumere una posizione diversa da quella poi vittoriosa della difesa, si è concluso con un verdetto di assoluzione piena. La richiesta di condanna avanzata dal pm, che pure aveva attenuato la propria accusa trasformando l'omicidio volontario in un presunto eccesso, non ha trovato terreno fertile davanti ai giudici della corte. Questi ultimi, nel motivare la decisione, hanno dovuto necessariamente soppesare il confine sottile tra la difesa di un proprio diritto, sancita dall'articolo 52 del codice penale, e il suo superamento, operando una valutazione complessa sul momento e sulle circostanze concrete in cui Mugnai si è trovato ad agire.

La reazione e le implicazioni della sentenza

Alla lettura del dispositivo, che ha posto fine a un iter giudiziario durato due anni, l'imputato ha abbandonato la compostezza mostrata durante l'udienza, lasciandosi andare a un pianto di liberazione. La vicenda, che rientra nel più ampio e doloroso filone dei conflitti di vicinato giunti a epilogo tragico, si chiude dunque con un'assoluzione che attribuisce all'artigiano lo status di chi ha reagito a un'ingiustizia presente e incombente. La sentenza, oltre a definire la posizione di Sandro Mugnai, offre un'interpretazione giurisprudenziale su un istituto, quello della legittima difesa, che spesso diventa oggetto di accesi dibattiti nella società, specialmente quando applicato a casi limite dove la minaccia è rappresentata non da una persona ma da un mezzo meccanico usato come arma.

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