Il tricolore (senza l’Iran) che riaccende la corsa al ripescaggio: la disfida della F1 a Miami diventa lo snodo per il futuro dell’Italia ai Mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il circus della Formula 1 si prepara a invadere le strade di Miami – con un Kimi Antonelli a caccia di conferme dopo l’ennesima prestazione da predestinato e un Marco Bezzecchi che, in sella alla sua Ducati, sta allungando in classifica generale dopo il round di Jerez –, sullo sfondo del Gran Premio si consuma un’altra partita, forse la più delicata per il calcio italiano. È la voce, insistente e corroborata da indiscrezioni che arrivano direttamente dagli States, quella di un incontro segreto che potrebbe riscrivere il destino degli Azzurri in vista dell’estate mondiale. Si dice, infatti, che Diego Armando Maradona Zampolli – manager italo-americano con un passato da talent scout e un presente fatto di relazioni eccellenti – abbia in agenda un faccia a faccia con il presidente della Fifa Gianni Infantino nel paddock di Miami.

L’incontro, a voler credere alle trame che circolano nei paraggi del circus iridato, servirebbe a mettere nero su bianco le percentuali reali di un ripescaggio che, fino a pochi giorni fa, appariva una chimera. Zampolli, che non è nuovo a operazioni di mercato ai limiti del regolamento, avrebbe confidato ai suoi interlocutori più stretti che le possibilità di vedere l’Italia ai nastri di partenza della rassegna (in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico) sarebbero oggi “al 50%”. Una dichiarazione che, se da un lato sa di proclama mediatico, dall’altro trova un riscontro oggettivo nelle impennate delle agenzie di scommesse: Lottomatica e Betflag, solo per citare i maggiori bookmaker, hanno abbassato la quota per l’eventuale ingresso degli Azzurri in sostituzione dell’Iran da 50,00 a un roboante 5,00. Dieci volte meno, dieci volte più probabile.

L’indizio di Seattle: la bandiera che non dovrebbe esserci

A dare a queste voci non sono solo i numeri della lavagna, ma un episodio concreto che sta facendo il giro dei social e delle redazioni sportive. A Seattle, una delle città che ospiterà le partite del gruppo G (quello che attualmente vede in tabellone Belgio, Egitto, Nuova Zelanda e, appunto, Iran), è comparso un’installazione pubblica raffigurante le bandiere delle 48 nazioni partecipanti. Tra gli stendardi, con sorpresa dei passanti immortalata da Sport Mediaset, spunta il tricolore italiano accompagnato dalla scritta “Benvenuti”. Un dettaglio non da poco, se si considera che lì intorno, tra gli altri pannelli espositivi, la rappresentanza dell’Iran è invece inspiegabilmente assente.

L’incongruenza salta all’occhio perché, al contrario di quanto avvenuto in passato con le ipotesi di ripescaggio politico (prontamente rigettate dalla Federcalcio italiana e dall’allora ministro dello Sport, che avevano definito l’ipotesi “inopportuna” e “non praticabile”), stavolta l’errore materiale si trasforma in un indizio pesante. I tifosi più attenti hanno subito notato che, mentre l’Iran dovrebbe giocare proprio in quella struttura il 26 giugno, il margine di manovra per un cambio dell’ultimo minuto si è improvvisamente ristretto.

Le quote che crollano e il muro del regolamento

Se la speranza dei tifosi è un lumicino che si riaccende – complice la volontà di credere che la spedizione di Zampolli possa davvero spostare gli equilibri –, lo scetticismo rimane una barriera quasi impenetrabile. Tuttavia, c’è un dato oggettivo che distingue questa congiuntura da tutte le precedenti: i movimenti di mercato. I bookmaker, che di solito tengono i piedi ben piantati nella realtà statistica, hanno rivisto al ribasso le proprie valutazioni in modo significativo. Solo qualche settimana fa, puntare sul ripescaggio degli Azzurri era considerato un azzardo da 50 contro 1; oggi, quella stessa scommessa si gioca a 5. Un'accelerazione che racconta di flussi di denaro “intelligente”, probabile spia di informazioni privilegiate filtrate dai circoli vicini alla Fifa.

C’è poi il nodo Iran a complicare ulteriormente il quadro geopolitico, un elemento che la cronaca sportiva non può più ignorare. La situazione di tensione internazionale, con i continui appelli alla sicurezza e le oggettive difficoltà logistiche per la delegazione persiana, ha spinto gli organismi federali a monitorare costantemente l’evolversi degli scenari. Se l’Iran dovesse ufficializzare la propria rinuncia – un’evenienza che i vertici del calcio asiatico non escludono più del tutto –, la Fifa si troverebbe costretta a ripescare un'altra squadra per non compromettere l’integrità del torneo. E l’Italia, in questa graduatoria d’emergenza, è la candidata più immediata.

Nell’attesa che a Miami si alzi il semaforo verde per le monoposto, per il calcio italiano si gioca una partita a distanza, fatta di bandiere dimenticate e riunioni riservate. Zampolli, forte dei suoi contatti, prova a tessere la tela mentre la F1 brilla e la MotoGP vola; il resto, per gli Azzurri, è solo una questione di percentuali e di speranze.

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