L’ombra della povertà e una donna nel mezzo: ecco il movente del delitto Tacconi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   ASCOLI – La scintilla che ha spezzato la vita di Niko Tacconi, il 34enne barbiere ucciso a coltellate domenica sera, affonda le radici in un contesto di disagio estremo e in una sorta di “competizione” silenziosa per la sopravvivenza. L’intervento del consigliere regionale Andrea Cardilli, che ha espresso “pieno sostegno ai Carabinieri” rimasti feriti durante l’operazione di polizia, ha riacceso i riflettori su una vicenda che va oltre la semplice lite, toccando le corde più profonde della fragilità sociale della zona di Porta Solestà. Cardilli, nel suo intervento, ha sottolineato come i militari, agendo in una situazione di estrema pericolosità, siano riusciti a bloccare il presunto assassino – Emanuele Bellini, 54enne – scongiurando conseguenze ancora più gravi mentre l’uomo tentava una disperata fuga.

Il braccio di ferro per un pasto caldo e l’ombra della donna benefattrice

Secondo le prime ricostruzioni investigative, confermate da fonti giudiziarie, alla base del tragico epilogo non ci sarebbero motivi passionali, bensì attriti quotidiani legati alla gestione degli aiuti forniti da una donna residente nel quartiere. Sia Tacconi che Bellini, entrambi in ristrettezze economiche (l’indagato risulta addirittura interdetto dal tribunale), facevano affidamento su questa figura femminile per ricevere pasti e piccoli sostegni materiali. Una situazione di mutuo appoggio, questa, che aveva innescato una rivalità latente fra i due. L’amica della vittima, Cinzia Castiglioni, ha raccontato che il diverbio è esploso a distanza, tramite messaggi su WhatsApp, fino a quando Tacconi, visibilmente alterato, ha deciso di raggiungere l’abitazione di Bellini in via Pergolesi per chiarire, un gesto che gli è costato la vita.

L’arresto, la fuga e la versione di Bellini: “Non volevo ucciderlo”

I carabinieri del Norm di Ascoli, giunti sul posto dopo la segnalazione dell’accoltellamento, hanno dovuto fare i conti con la disperazione del 54enne. Alla vista delle divise, Bellini ha infatti tentato di darsi alla fuga, un comportamento che gli è valso l’aggravante della resistenza a pubblico ufficiale oltre all’accusa di omicidio volontario. Fermato attorno alla mezzanotte e rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto, l’uomo ha fornito una prima versione dei fatti ai magistrati, sostenendo di non aver mai avuto l’intenzione di uccidere il giovane barbiere. Bellini ha descritto una lita furiosa in cui Tacconi si sarebbe scagliato contro di lui, sostenendo che il colpo di coltello – un fendente all’addome – fosse frutto di un accidentale impatto durante la colluttazione. Per fugare ogni dubbio, la Procura ha disposto prelievi biologici sull’indagato, concentrandosi in particolare sulle unghie per verificare l’eventuale presenza di tracce di una colluttazione violenta.

Il dolore del quartiere e la generosità silenziosa della vittima

Mentre si attendono i risultati dell’autopsia (non prima di mercoledì) e l’interrogatorio di garanzia per l’indagato, il quartiere piange un ragazzo dal cuore generoso. Niko, molto conosciuto per la sua passione per la musica latina, era un barbiere che spesso non faceva pagare i più poveri. I social sono invasi da messaggi di amici e clienti che lo ricordano allo stadio o al lavoro, mentre una frase, in particolare, campeggia tra i ricordi: “Adesso taglierai i capelli agli angeli”. La madre e il fratello della vittima si sono costituiti parte civile, affidandosi all’avvocato Umberto Gramenzi, mentre la comunità locale si stringe nel ricordo di quel sorriso spezzato in una sera di aprile, per una disputa nata forse per un piatto di pasta o una gelosia dettata dalla fame.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.