UniPegaso, l'inchiesta della Procura di Napoli: 22 indagati e l'ipotesi della pubblicità comprata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un'inchiesta della Procura di Napoli ha portato alla luce un presunto sistema di rapporti tra il gruppo UniPegaso-Multiversity e il mondo dell'editoria italiana. Al centro dell'indagine c'è Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo, che risulta indagato per l'ipotesi di corruzione tra privati. Nel procedimento figurano complessivamente 22 persone, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.

Il meccanismo ipotizzato dagli inquirenti

Secondo la ricostruzione della Procura, il gruppo avrebbe cercato di ottenere una copertura mediatica favorevole attraverso una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa. La leva utilizzata sarebbe stata quella degli investimenti pubblicitari, con la «promessa, erogazione, riattivazione e incremento» di budget destinati ai giornali.

L'obiettivo indicato negli atti sarebbe stato quello di «condizionare, silenziare, attenuare, ritardare la pubblicazione» delle notizie riguardanti le indagini sull'ateneo, così da limitarne le conseguenze economiche e reputazionali. Nel decreto di perquisizione si parla di una «preventiva interlocuzione» con il gruppo Multiversity sulle notizie che lo riguardavano.

L'elenco degli indagati

Nell'elenco delle persone raggiunte dagli avvisi di garanzia compaiono figure di vertice di diversi gruppi editoriali e testate nazionali. Per il gruppo Gedi risultano indagati Mirja Cartia d'Asero e Mario Orfeo, quest'ultimo nella sua precedente veste di direttore di Repubblica. Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa, compare insieme ad Alessandro Bompieri e Uberto Fornara per il gruppo Rcs. Nel procedimento figurano inoltre Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, Claudio Cerasa, direttore del Foglio, e Gaspare Giuseppe Borsellino dell'agenzia Italpress.

Completano l'elenco Walter Giuseppe Bonanno, amministratore delegato di Piemme, il manager Fernando Diana di Citynews, Stefano Cecchetti del gruppo Libero Editoriale e Federico Silvestri del Sole 24 Ore. Per Cinzia Monteverdi, amministratrice delegata della società editrice del Fatto Quotidiano, e Peter Gomez, direttore del sito del Fatto, l'ipotesi contestata è quella di concorso in corruzione tra privati.

Le presunte pressioni sul ministero

Un altro filone dell'inchiesta riguarda il presunto tentativo di intervenire sulla normativa che regolamentava gli esami a distanza per le università telematiche. Secondo quanto riportato negli atti, Vaccarono avrebbe cercato, attraverso l'intermediazione del giornalista Luigi Bisignani, di ottenere una proroga della disciplina eccezionale introdotta durante l'emergenza Covid, che consentiva anche al personale amministrativo di validare e verbalizzare le registrazioni delle prove d'esame senza la presenza dei docenti. Il tentativo, secondo la ricostruzione, non avrebbe prodotto risultati.

Né Bisignani né la ministra dell'Università Anna Maria Bernini risultano indagati. Bernini è stata ascoltata come persona informata sui fatti il 2 aprile 2026.

Le contestazioni della difesa

Cinzia Monteverdi, attraverso una nota della società, ha espresso «stupore» per la notifica ricevuta, assicurando «la massima disponibilità nei confronti della magistratura, nella convinzione di aver sempre operato nella totale correttezza e trasparenza». Peter Gomez, in una lettera ai lettori, ha negato di aver ricevuto denaro, regali o promesse, confermando che Multiversity è un investitore pubblicitario e collabora con alcuni corsi della Scuola del Fatto, ma sostenendo che le interlocuzioni sulle inchieste servissero a raccogliere chiarimenti e la versione del gruppo.

I comunicatori Gianluca Comin e Gianluca Giansante, presidente e socio operativo di Comin & Partners, hanno dichiarato di aver agito «dentro i confini deontologici e professionali». Le accuse formulate dalla Procura sono ipotesi investigative e dovranno essere accertate nel corso del procedimento.

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