UniPegaso, indagine su pressioni a Bernini e accordi con i giornali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Napoli ha aperto un nuovo filone d'inchiesta sul gruppo UniPegaso-Multiversity, ipotizzando un sistema di pressioni sulla ministra dell'Università Anna Maria Bernini e di condizionamenti nei confronti dei principali organi di informazione italiani. Sono 22 le persone indagate, tra manager, responsabili della comunicazione, editori e direttori di testate giornalistiche. La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni e notificato avvisi di garanzia nell'ambito di un'indagine che comprende ipotesi di associazione per delinquere e corruzione tra privati. Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità delle persone coinvolte devono essere accertate.

Le pressioni sugli esami universitari e il ruolo attribuito a Bisignani

Al centro del capitolo relativo ai rapporti con il ministero figura Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo che controlla l'ateneo telematico. Secondo gli investigatori, il manager avrebbe cercato di ottenere, attraverso Luigi Bisignani, una proroga delle disposizioni eccezionali che consentivano lo svolgimento degli esami universitari a distanza. L'obiettivo sarebbe stato conservare un sistema nel quale la visione delle registrazioni audio e video delle prove, la loro validazione e perfino la verbalizzazione potevano essere affidate al personale amministrativo, senza la partecipazione diretta dei docenti. Una modalità che, nella ricostruzione degli inquirenti, avrebbe favorito la prosecuzione di pratiche considerate irregolari nella gestione delle attività didattiche e dei titoli di studio.

Il riferimento normativo è il decreto ministeriale numero 1835 del 6 dicembre 2024, intervenuto sulla disciplina degli esami dopo le deroghe introdotte durante l'emergenza sanitaria. Il provvedimento ha stabilito il ritorno al principio dello svolgimento in presenza delle prove universitarie, limitando la possibilità di utilizzare le procedure a distanza adottate durante la pandemia. Le presunte iniziative nei confronti della titolare del dicastero miravano a impedire un cambiamento che avrebbe inciso sull'organizzazione delle verifiche dell'ateneo. La ministra e l'intermediario indicato dagli investigatori non risultano indagati. I tentativi di pressione, secondo le ricostruzioni pubblicate, non avrebbero ottenuto il risultato sperato.

Un elemento significativo compare nelle conversazioni intercettate dagli investigatori, nelle quali la responsabile del ministero viene descritta con espressioni offensive da alcuni interlocutori. Il contenuto dei colloqui è stato interpretato come un segnale della resistenza incontrata nel tentativo di ottenere modifiche favorevoli alla gestione degli esami. L'ipotesi accusatoria riguarda dunque l'attività svolta per influenzare una decisione amministrativa, non l'esistenza di un accordo illecito con la rappresentante del governo. La distinzione è importante anche sul piano giudiziario, perché nessuna contestazione viene attribuita alla titolare del dicastero.

Pubblicità ai giornali in cambio di una copertura favorevole: le accuse dei pm

Il secondo capitolo investigativo riguarda un presunto meccanismo attraverso il quale i vertici del gruppo universitario avrebbero cercato di orientare l'informazione giornalistica. Secondo la Procura, gli investimenti pubblicitari sarebbero stati utilizzati come strumento per ottenere una copertura favorevole delle vicende giudiziarie dell'ateneo. La promessa di acquistare spazi, la riattivazione di campagne commerciali e l'incremento dei finanziamenti pubblicitari avrebbero costituito le leve per attenuare, ritardare o impedire la pubblicazione di notizie considerate dannose per l'immagine dell'università. L'ipotesi è quella di uno scambio tra vantaggi economici e comportamenti editoriali, oggetto delle contestazioni per corruzione tra privati.

Gli investigatori descrivono una rete di rapporti con società editrici, concessionarie di pubblicità, agenzie di stampa e responsabili delle redazioni. Nell'ipotesi accusatoria, alcuni interlocutori avrebbero assicurato al gruppo la possibilità di essere preventivamente consultato sulle notizie che lo riguardavano. Fra le società coinvolte nelle verifiche figurano Gedi, Rcs, Editoriale Domani, Ciaopeople, Italpress, Piemme, Seif, CityNews e realtà editoriali collegate a Libero, Il Foglio e Il Sole 24 Ore. La presenza di una società o di una testata negli atti investigativi non equivale, da sola, all'accertamento di un comportamento illecito.

Tra le persone raggiunte dalle contestazioni figurano Mario Orfeo, già direttore di Repubblica, Andrea Malaguti, ex direttore della Stampa, Francesco Cancellato di Fanpage, Claudio Cerasa del Foglio e Peter Gomez, direttore del sito del Fatto Quotidiano. Nell'elenco compare anche Cinzia Monteverdi, amministratrice delegata della società editrice Seif. Sono inoltre citati dirigenti e responsabili commerciali di altri gruppi editoriali. Gli accertamenti riguardano presunti rapporti individuali e specifiche condotte, non una responsabilità collettiva delle redazioni. L'iscrizione nel registro degli indagati non costituisce una prova di colpevolezza.

L'associazione ipotizzata e il precedente filone sugli esami

La ricostruzione della magistratura individua un presunto gruppo organizzato formato da sette persone, con incarichi differenti all'interno del sistema universitario, finanziario e della comunicazione. Tra i soggetti indicati figurano Francesco Durante, amministratore delegato di Multiversity, Andrea Ferrante e Gianpiero Mazza, referenti del fondo Cvc Italia, Gianluca Comin e Gianluca Giansante della società Comin & Partners, e Andrea Buonomo, già presente nella precedente gestione dell'ateneo. Secondo l'accusa, il sodalizio avrebbe avuto lo scopo di realizzare una serie non predeterminata di episodi di corruzione tra privati, istigazione alla corruzione e, ove necessario, estorsione. Si tratta di ipotesi investigative, non di reati già dimostrati.

Il nuovo procedimento si collega all'indagine sulla precedente gestione dell'università, riconducibile all'imprenditore Danilo Iervolino. Quel fascicolo riguarda presunte falsificazioni di esami e titoli accademici, oltre a irregolarità relative a più di quattromila immatricolazioni. La diffusione delle prime notizie sul procedimento, avvenuta il 9 giugno 2026 dopo l'emersione di atti giudiziari non più coperti da segreto, avrebbe rappresentato uno dei momenti decisivi per l'attivazione dei contatti con il settore dell'informazione. L'attività investigativa sul presunto sistema di condizionamento sarebbe cominciata già nel mese di maggio, prima che le accuse relative alla gestione universitaria ottenessero ampia visibilità pubblica.

Il procedimento è coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea, con i procuratori aggiunti Sergio Amato e Sergio Ferrigno e i sostituti Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna Romano. Le perquisizioni del 6 ottobre hanno interessato anche il vertice del gruppo universitario. Sul fronte delle reazioni, i rappresentanti della società di comunicazione coinvolta hanno dichiarato di rispettare il lavoro della magistratura e di confidare nella possibilità di dimostrare la correttezza della propria attività. Hanno inoltre sostenuto di aver sempre operato nel rispetto delle regole professionali e deontologiche, difendendo gli interessi dei clienti senza interferire illegittimamente con il lavoro dei giornalisti.

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