Medicina, Bernini: «Sì a correttivi ma nessun ritorno ai test»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo, attraverso la voce della ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, ha delineato in Parlamento la rotta da seguire dopo le criticità emerse dal cosiddetto "semestre filtro", il nuovo meccanismo di accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia che ha sostituito il tradizionale test nazionale. Rispondendo a un'interrogazione alla Camera, la ministra ha ammesso la necessità di interventi migliorativi, i quali – come ha precisato – non significheranno però un ritorno al passato. La linea è chiara: si procede per aggiustamenti, senza abbandonare il percorso intrapreso nonostante l’alto tasso di esclusione registrato nelle prove, che ha superato in alcuni casi il novanta per cento degli aspiranti medici.

Un mercato da cui "fuggire"

Le parole della titolare del Mur sono state nette nel respingere l'ipotesi di una marcia indietro, definendo il precedente sistema basato sui quiz «l'orribile mercato dei test», una pratica sostenuta – a suo dire – da società che erogavano «finta formazione su test selettivi e non formanti». Bernini ha ricordato come fosse convinzione comune la necessità di allontanarsi da quel modello, affermando che «tutti noi abbiamo convenuto di dover fuggire» da quella situazione. La ministra, in sostanza, pone l’accento sulla volontà di superare un approccio considerato troppo orientato alla pura selezione mnemonica, a scapito di una valutazione più articolata delle capacità e della preparazione degli studenti.

La difesa del percorso e l'annuncio dei dettagli

Davanti alle difficoltà riscontrate, che hanno generato non poca confusione e proteste tra gli studenti e le loro associazioni, la ministra ha evitato di parlare di fallimento, preferendo piuttosto un’immagine calcistica e riferendosi a «primo tempo e mezzo» per indicare che il processo è ancora in divenire. Ha confermato l’intenzione di procedere con la formazione delle graduatorie finali, ricordando anche la misura – annunciata subito dopo la seconda prova – che riammette in gara coloro i quali non hanno superato tutti e tre gli esami previsti nel semestre. Bernini ha promesso un’informativa parlamentare dettagliata, attesa a breve, per illustrare le ragioni delle criticità e per specificare la natura dei correttivi che il governo intende applicare già dal prossimo ciclo di accesso.

Il contesto delle polemiche

Il nuovo modello, che affida alle singole università la gestione di prove scritte e orali in un arco temporale definito, è finito sotto accusa per una presunta arbitrarietà e per la mancanza di uniformità a livello nazionale, elementi che – secondo i critici – rischiano di creare disparità di trattamento tra i candidati. Le dichiarazioni della ministra giungono in un clima di forte tensione, mentre dalle aule degli atenei continuano a levarsi voci di disagio per un meccanismo percepito come opaco e selettivo in modo eccessivamente duro. L’impegno annunciato è quello di limare gli aspetti più controversi, mantenendo però il principio ispiratore della riforma, che vorrebbe spostare il fulcro della valutazione dalla capacità di rispondere a quiz alla preparazione disciplinare effettiva, verificata in un arco di tempo più lungo e attraverso modalità più articolate.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.