Il semestre filtro a medicina, tra polemiche e l'apertura ai correttivi della ministra Bernini
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Redazione Interno
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La nuova procedura d'accesso ai corsi di laurea in medicina, basata sul cosiddetto "semestre filtro", sta mostrando tutte le sue criticità dopo i risultati del primo appello, i quali, con meno del dieci per cento dei quasi cinquantacinquemila studenti ammessi alle prove che sono riusciti a superarle tutte, hanno scatenato un dibattito aspro e riportato al centro dell'attenzione una riforma che si voleva definitiva. Le percentuali di promossi, infatti, si sono rivelate estremamente contenute, lasciando migliaia di giovani in una sorta di limbo, in attesa di comprendere quale sarà il proprio futuro accademico, mentre si sollevano voci di protesta contro quello che viene descritto come un meccanismo confuso e potenzialmente arbitrario.
Le dichiarazioni della ministra in Parlamento
A fronte di questa situazione, la ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, è intervenuta in Parlamento nel corso di un question time, rispondendo a un'interrogazione urgente proprio sulle difficoltà emerse. Pur confermando la volontà del governo di apportare dei correttivi, già a partire dal prossimo anno accademico, la ministra ha escluso con nettezza qualsiasi ipotesi di ritorno al vecchio sistema dei test d'ingresso nazionali. «Non abbiamo intenzione di tornare indietro», ha affermato Bernini, «perché consideriamo inaccettabile ritornare all'orribile mercato dei test e delle società che erogano finta formazione su test selettivi e non formanti, dai quali tutti noi abbiamo convenuto di dover fuggire». Una presa di posizione che, se da un lato chiude la porta a un regresso, dall'altro impone una riflessione approfondita su come migliorare l'attuale percorso.
L'informativa urgente e il confronto istituzionale
Le reazioni ai primi esiti e le perplessità sollevate da varie parti, comprese alcune associazioni studentesche, hanno reso necessaria una puntualizzazione da parte dell'esecutivo, che si è concretizzata in un'informativa urgente alla Camera. L'appuntamento, fissato nell'Aula di Montecitorio, ha visto la partecipazione della ministra Bernini, chiamata a illustrare lo stato di avanzamento della nuova modalità di accesso, la quale riguarda, oltre a medicina, anche i corsi di odontoiatria e veterinaria. L'occasione è servita per ribadire gli intenti della riforma, nata per superare i limiti di una selezione basata su quiz a risposta multipla, ma anche per riconoscere la necessità di interventi migliorativi su un meccanismo che, nelle sue prime applicazioni, ha prodotto risultati lontani dalle attese.
Il nodo della selezione e le prospettive
Il cuore della questione resta il metodo di selezione, che dalle prove standardizzate è passato a un sistema che valuta gli studenti nel corso dei primi mesi di università, attraverso esami specifici. Tale passaggio, ideato per garantire una preparazione più solida e omogenea, si è tuttavia scontrato con una realtà fatta di percentuali di superamento bassissime, le quali rischiano di generare, oltre a un comprensibile sconforto tra i candidati, un effetto controproducente per il sistema sanitario nazionale, che ha bisogno di un costante e adeguato ricambio di medici. La ministra, pur senza scendere nel dettaglio dei possibili cambiamenti, ha quindi lasciato intendere che si lavorerà per affinare il modello, cercando di conciliare il necessario rigore selettivo con una maggiore chiarezza dei criteri e una gestione più lineare dell'intero processo, affinché il "filtro" non si trasformi in un muro invalicabile.




