L’Ue negozia con Trump sui dazi ma prepara il "bazooka": Germania spinge per una risposta forte

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump ha annunciato l’introduzione di dazi del 30% sui prodotti europei a partire dal primo agosto, una mossa che rischia di colpire duramente settori chiave dell’export Ue, con Irlanda e Germania in prima linea, seguite da Italia e Francia. La reazione di Bruxelles, sebbene improntata alla cautela, non si è fatta attendere: Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha ribadito la volontà di negoziare, ma senza escludere contromisure immediate qualora il dialogo fallisse.

Durante una riunione d’emergenza del Coreper, gli ambasciatori dei Ventisette hanno valutato le opzioni sul tavolo, mentre la Germania – tra i Paesi più esposti – ha sollecitato una risposta unitaria a tutela delle imprese europee. "Questo è il tempo del negoziato", ha dichiarato von der Leyen, annunciando la proroga della sospensione delle misure punitive Ue oltre la scadenza del 14 luglio. Una tregua temporanea, dunque, che non equivale a un arretramento.

La Commissione, del resto, ha già pronti due pacchetti di ritorsioni, il secondo dei quali – come ha precisato von der Leyen – sarebbe "più incisivo". "Abbiamo elaborato un secondo elenco di possibili contromisure", ha aggiunto, sottolineando che, sebbene non sia ancora il momento di inasprire lo scontro, l’Ue è pronta a reagire in caso di necessità. Un messaggio chiaro, che mira a dissuadere Washington dall’inasprire ulteriormente la guerra commerciale, ma che al contempo riflette la consapevolezza dei rischi per un’economia europea già fragile.

L’atteggiamento della Germania, in particolare, appare determinato: Berlino, conscia della propria dipendenza dalle esportazioni, spinge affinché Bruxelles non si limiti a sterili proteste diplomatiche. Le imprese tedesche, come quelle di altri Paesi membri, potrebbero subire danni significativi se l’amministrazione Trump manterrà la linea dura. Intanto, mentre i tecnici lavorano a possibili aggiustamenti tariffari, gli osservatori ricordano che l’Ue, in passato, non ha esitato a colpire settori sensibili per gli Stati Uniti, dall’acciaio ai prodotti agricoli.

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