Mantovano toglie la scorta degli 007 agli ex premier, Renzi accusa: "È una vendetta"
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Redazione Interno
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A partire dal primo gennaio 2026, gli ex presidenti del Consiglio non avranno più a disposizione la scorta dei servizi segreti, ma soltanto quella fornita dal ministero dell’Interno. La decisione, comunicata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, riguarderà Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Mario Monti, Romano Prodi e Massimo D’Alema, che finora hanno beneficiato di un dispositivo di sicurezza "misto", composto sia da agenti del Viminale che dell’Aisi. Diverso il caso di Mario Draghi e Giuseppe Conte, già protetti esclusivamente dagli uomini del ministero.
La misura, stando a quanto riportato da Il Foglio, non rappresenta una novità assoluta, poiché era già stata prevista da una circolare del governo Conte II nel 2022, quando si decise di abbandonare progressivamente il sistema delle scorte miste. Tuttavia, la tempistica e le modalità con cui è stata annunciata hanno scatenato le critiche di Renzi, che ha parlato esplicitamente di "vendetta" da parte dell’esecutivo. "Se mi dovesse succedere qualcosa, la responsabilità politica è di Meloni e Mantovano", ha dichiarato l’ex premier, sostenendo che la scelta sia una ritorsione per le sue posizioni critiche verso il governo.
La questione, al di là delle polemiche, riapre il dibattito sui criteri di sicurezza per le personalità politiche, soprattutto in un contesto in cui le minacce – come dimostrano recenti episodi di cronaca – non sono affatto diminuite. Se da un lato il Viminale assicura che il livello di protezione resterà invariato, dall’altro c’è chi solleva dubbi sull’efficacia di un dispositivo ridotto, soprattutto per figure che, per il loro ruolo passato, rimangono esposte a rischi specifici.




