Gabrielli sceglie il centrosinistra: “Accompagnerò il progetto di Ruffini”
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Redazione Interno
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Franco Gabrielli entra in politica e lo fa dalla porta del centrosinistra. L’annuncio arriva in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale l’ex capo della Polizia spiega di aver scelto di aderire al progetto di Ernesto Maria Ruffini, il movimento Più Uno, senza costruire un percorso personale. «Ho deciso. Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese», dice Gabrielli, precisando che «non mi avventurerò in solitaria ma accompagnerò un progetto già in cammino: quello di Ernesto Maria Ruffini».
La scelta, racconta, nasce dal riconoscimento di valori vicini ai propri e da una modalità che rivendica come netta: «Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie: prima viene il progetto, poi il resto».
Non un percorso solitario, dunque, ma l’innesto in un’iniziativa già avviata, che il 10 ottobre a Roma dovrebbe compiere un passaggio pubblico con l’assemblea nazionale del movimento fondato dall’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate.
Un profilo lungo trentotto anni nelle istituzioni
Gabrielli arriva a questa scelta dopo una lunga carriera nelle istituzioni, iniziata nel 1985 con l’ingresso nella Polizia di Stato e proseguita attraverso incarichi di vertice: prefetto, direttore dei servizi segreti, capo della Polizia, prefetto di Roma, capo del Dipartimento della protezione civile e, da ultimo, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Draghi. Nel suo intervento ricorda di aver militato tra i 14 e i 24 anni nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, «arrivando a responsabilità nazionali», prima di scegliere «un altro modo di servire il Paese».
«Per trentotto anni ho lavorato nelle istituzioni, avendo come faro l’articolo 54 della Costituzione: disciplina e onore. Non rinnego nulla e non cambio natura. Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica».
Sul passato da capo della Polizia, Gabrielli affronta anche il tema delle informazioni accumulate in quegli anni: «Non appartengono alla persona che ricopre quell’incarico; appartengono allo Stato e restano protette dalla legge e dal dovere di riservatezza». Quanto ai dossieraggi, aggiunge, «posso essere molto netto: non li ho mai praticati e non fanno parte della mia cultura istituzionale». Rivendica invece un’esperienza che «non si esaurisce nella polizia: comprende la protezione civile, l’intelligence, la gestione delle emergenze e il funzionamento concreto della macchina pubblica».
La collocazione politica e i confini dell’alleanza
La scelta di campo è dichiarata senza ambiguità. «Non cerchiamo un’equidistanza tra destra e sinistra. Non immaginiamo un centro autosufficiente, destinato all’irrilevanza. La nostra collocazione è nel centrosinistra, con l’ambizione di renderlo più largo, credibile e capace di governo. Non una somma di sigle unite contro qualcuno; un’alleanza costruita attorno a un’idea del Paese».
Sulla scomparsa del centro nello scenario politico italiano osserva che si tratta del «segno di uno smarrimento profondo», ma per invertire la tendenza indica una formula: «Si può essere moderati nel metodo e radicali negli obiettivi. Radicali significa andare alla radice delle disuguaglianze, della precarietà, dell’insicurezza; moderati nel metodo significa cercare confronto, mediazione e condivisione». Due i riferimenti indicati: «La Costituzione come metodo, e l’uguaglianza come traguardo».
Quanto ai compagni di percorso, oltre a Ruffini, Gabrielli indica «innanzitutto le persone che hanno accompagnato Ernesto Ruffini nella costruzione di Più Uno», e con «Alessandro Onorato e con le altre esperienze civiche e riformiste il confronto è non soltanto possibile, ma utile». Sul rapporto con Matteo Renzi, aggiunge: «Non credo nei veti. Matteo Renzi da tempo dichiara di volersi collocare nel centrosinistra. Questo dato non può essere ignorato».
Su Carlo Calenda, invece, chiarisce di non voler parlare di «recuperare», perché il leader di Azione «ha una propria identità, che ha difeso con coerenza», e spetterà al progetto costruire «una proposta tanto interessante da interpellare anche lui e il suo elettorato». Sulle primarie, infine, osserva che «possono essere uno strumento utile», ma «bisogna rispettare l’ordine delle cose: prima si costruiscono un programma condiviso, un perimetro politico e regole comuni».
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