Gabrielli sceglie Ruffini: l’ex capo della Polizia nel cantiere di Più Uno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Franco Gabrielli scende in campo. L’annuncio è arrivato ieri in un’intervista al Corriere della Sera, con la formula asciutta di chi ha deciso di non aspettare più: «Sì, ho deciso». L’ex capo della Polizia, già direttore dell’Aisi e capo della Protezione civile, accompagnerà il progetto di Ernesto Maria Ruffini, Più Uno, che sabato 10 ottobre presenterà il proprio atto costitutivo al Salone delle Colonne dell’Eur, a Roma.

La scelta di campo: centrosinistra senza ambiguità

Gabrielli non ha lasciato margini interpretativi sulla collocazione del progetto. «Non cerchiamo un’equidistanza tra destra e sinistra. Non immaginiamo un centro autosufficiente, destinato all’irrilevanza. La nostra collocazione è nel centrosinistra, con l’ambizione di renderlo più largo, credibile e capace di governo». Una precisazione che serve a distinguere Più Uno da altre esperienze centriste e a chiarire che l’operazione non nasce come terzo polo, ma come tentativo di allargare il perimetro del campo progressista verso l’area moderata e riformista.

«Non una somma di sigle unite contro qualcuno; un’alleanza costruita attorno a un’idea del Paese», ha aggiunto.

La decisione, ha spiegato, nasce da una scelta di prospettiva: «Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese». Nessuna richiesta di ruoli o garanzie, dunque: «Prima viene il progetto, poi il resto».

Renzi e Calenda: nessun veto, il banco di prova è il programma

Sul rapporto con Matteo Renzi, Gabrielli non pone steccati. «Non credo nei veti», ha detto, ricordando che il leader di Italia Viva «da tempo dichiara di volersi collocare nel centrosinistra». Il punto, nella sua visione, non è stilare graduatorie retrospettive di affidabilità, ma verificare la disponibilità ad assumere impegni chiari su programma, regole della coalizione e riconoscimento della leadership che emergerà. Un ragionamento che vale anche per Carlo Calenda: «Spetterà a noi costruire una proposta tanto interessante da interpellare anche lui e il suo elettorato», ha precisato.

Sulle primarie del campo largo, Gabrielli ha indicato un ordine delle cose da rispettare. «Prima si costruiscono un programma condiviso, un perimetro politico e regole comuni. Poi eventualmente si chiede ai cittadini di scegliere chi debba assumersi la responsabilità di guidare quel progetto». Organizzarle come una conta tra partiti, ha avvertito, «sarebbe un suicidio».

Il peso dell’esperienza: sicurezza e istituzioni

La discesa in campo di Gabrielli porta con sé un bagaglio di trentotto anni trascorsi nelle istituzioni, dalla Polizia alla Protezione civile, dall’intelligence alla gestione delle emergenze. Nel curriculum dell’ex prefetto di Roma c’è anche una militanza giovanile nel Movimento della Democrazia cristiana, tra i quattordici e i ventiquattro anni, con responsabilità nazionali. «Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica», ha dichiarato.

Sul tema della sicurezza, dossier sul quale la sua competenza è riconosciuta anche dagli avversari, Gabrielli ha offerto una sintesi che combina fermezza e analisi delle cause: «Si può essere moderati nel metodo e radicali negli obiettivi. Radicali significa andare alla radice delle disuguaglianze, della precarietà, dell’insicurezza». E ancora: «La sicurezza è una funzione di polizia; non è mai soltanto un problema di polizia». Sul governo Meloni non ha usato giri di parole: «Ha avuto tempo, numeri parlamentari e una leadership indiscussa. Eppure molte delle promesse su cui aveva costruito il consenso non sono state realizzate».

Il calendario ora stringe. Il 9 ottobre arriverà in libreria Cosa sarà. Appello per un Paese più uguale, il nuovo libro di Ruffini; il giorno dopo, a Roma, Più Uno compirà il passaggio da rete civica a soggetto politico organizzato. Gabrielli sarà lì, accanto all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, a dare corpo a un’operazione che prova a riposizionare l’area riformista dentro il centrosinistra.

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