Franco Gabrielli entra in politica con il progetto di Ruffini: "Ho deciso, sosterrò Più Uno"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Franco Gabrielli scende in campo. L'ex capo della Polizia, dopo trentotto anni trascorsi nelle istituzioni, ha annunciato la sua adesione al progetto politico di Ernesto Maria Ruffini, fondatore dei comitati Più Uno. La decisione è stata comunicata in un'intervista al Corriere della Sera, nella quale Gabrielli ha spiegato di aver scelto di impegnarsi personalmente piuttosto che attendere eventuali incarichi di governo. "Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico.

Ma non è questo che mi interessa", ha dichiarato, aggiungendo che ritiene più importante contribuire alla costruzione di "una nuova idea di Paese".

Un percorso già avviato, senza richieste di ruoli

Gabrielli ha precisato di non voler dar vita a un'iniziativa politica personale: "Non mi avventurerò in solitaria ma accompagnerò un progetto già in cammino: quello di Ernesto Maria Ruffini". La scelta, ha spiegato, nasce dal riconoscimento di "valori molto vicini ai miei", e verrà portata avanti "senza chiedere ruoli o garanzie: prima viene il progetto, poi il resto". Il progetto in questione è Più Uno, il movimento fondato dall'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Ruffini, conta oltre 500 comitati distribuiti in 95 province italiane.

La presentazione ufficiale del soggetto politico è prevista per sabato 10 ottobre a Roma.

La collocazione nel centrosinistra e l'obiettivo del campo largo

Nel corso dell'intervista, Gabrielli ha chiarito senza margini di ambiguità la collocazione politica del progetto: "Non cerchiamo un'equidistanza tra destra e sinistra. Non immaginiamo un centro autosufficiente, destinato all'irrilevanza. La nostra collocazione è nel centrosinistra, con l'ambizione di renderlo più largo, credibile e capace di governo". Ha poi aggiunto che non si tratta di "una somma di sigle unite contro qualcuno", bensì di "un'alleanza costruita attorno a un'idea del Paese".

Rispetto al tema delle primarie, Gabrielli ha osservato che possono rappresentare uno strumento utile, ma ha sottolineato la necessità di rispettare un ordine preciso: prima la costruzione di un programma condiviso, di un perimetro politico e di regole comuni, poi eventualmente la scelta di chi dovrà guidare il progetto.

Il ritorno alla politica dopo le istituzioni

Gabrielli ha ripercorso le tappe della sua carriera, ricordando di aver militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana tra i 14 e i 24 anni, prima di scegliere "un altro modo di servire il Paese". Nel corso dei decenni successivi ha ricoperto incarichi apicali nella Polizia, nell'intelligence, nella Protezione civile e nella gestione delle emergenze, fino alla nomina a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti durante il governo Draghi.

Ha anche svolto le funzioni di prefetto di Roma e, più recentemente, di consulente per la sicurezza del sindaco di Milano Giuseppe Sala. "Non rinnego nulla e non cambio natura. Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica", ha affermato, citando l'articolo 54 della Costituzione come proprio riferimento costante.

Dossieraggi e informazioni riservate: "Non li ho mai praticati"

Interrogato sul rischio che le informazioni acquisite durante la sua carriera istituzionale possano essere utilizzate in chiave politica, Gabrielli è stato netto: "Non appartengono alla persona che ricopre quell'incarico; appartengono allo Stato e restano protette dalla legge e dal dovere di riservatezza". Quanto a ipotetici dossieraggi, ha ribadito: "Non li ho mai praticati e non fanno parte della mia cultura istituzionale".

Ha poi osservato che "ai cittadini possa interessare avere persone con esperienza e competenza", precisando che il suo bagaglio professionale non si esaurisce nell'attività di polizia, ma comprende anche la protezione civile, l'intelligence e la gestione della macchina pubblica.

Aperture e distinguo nel perimetro dell'alleanza

Gabrielli ha indicato tra i compagni di percorso "innanzitutto le persone che hanno accompagnato Ernesto Ruffini nella costruzione di Più Uno", citando espressamente Alessandro Onorato, e ha definito il confronto con "le altre esperienze civiche e riformiste" non soltanto possibile ma utile. Sul rapporto con Matteo Renzi, ha affermato di non credere nei veti, ricordando che il leader di Italia Viva dichiara da tempo di volersi collocare nel centrosinistra.

Riguardo a Carlo Calenda, ha invece preso le distanze dall'idea di un "recupero", sottolineando che il leader di Azione "ha una propria identità, che ha difeso con coerenza", e che spetterà a chi costruisce la proposta politica formulare un'offerta capace di interpellare anche quell'elettorato.

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