L’archivio dei tumori a Candiolo: 200 milioni per il raddoppio entro il 2035
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Redazione Salute
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C’è una parola, cancro, che all’Istituto di Candiolo si impara a guardare negli occhi, scomponendola senza timore nei suoi meccanismi più intimi. Qui, in quella che potremmo definire una sorta di archivio biologico della malattia, i tessuti tumorali donati dai pazienti non sono solo reperti da conservare, ma diventano terreno vivo di studio. Si chiama oncologia di precisione, e si pratica nei 41 laboratori di ricerca della struttura, dove i tumori vengono “coltivati” in provetta per studiarne le debolezze.
L’obiettivo, ambizioso quanto necessario, è trasformare questa diagnosi in un semplice vocabolo curabile, svuotandola della sua carica devastante.
La svolta della Fondazione Allegra Agnelli e il nuovo piano da 200 milioni
Compie quarant’anni la Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro, e per l’occasione cambia volto – e nome – diventando Fondazione Allegra Agnelli per la ricerca sul cancro. Un cambiamento formale, quello della denominazione, che non segna però un punto di arrivo bensì una ripartenza rafforzata: la struttura alle porte di Torino ha annunciato un investimento complessivo di 200 milioni di euro, finalizzato a un ambizioso piano di sviluppo che trova il suo orizzonte temporale nel 2035.
L’intervento più significativo riguarda l’ampliamento fisico dell’istituto, la cui superficie passerà dagli attuali 60mila a oltre 95mila metri quadrati, con 35mila metri quadri aggiuntivi destinati a medici e ricercatori. Non si tratta, sottolineano i vertici, di una semplice estensione edilizia, ma di una riconfigurazione che mira a raddoppiare la capacità di ricerca e l’impatto clinico, avvicinando ulteriormente il laboratorio al letto del paziente.
La biobanca Xenturion: quando i tessuti malati diventano alleati della scienza
Il cuore pulsante di questa rivoluzione silenziosa è la Biobanca, un’infrastruttura che custodisce ciò che di più prezioso esista per la ricerca: i tessuti malati. Qui, i ricercatori guidati da Livio Trusolino e Andrea Bertotti hanno dato vita a “Xenturion”, una collezione di 128 “organoidi” – tumori umani in miniatura – derivati da metastasi di pazienti con tumore al colon-retto, mantenuti vitali in laboratorio.
Considerata la più grande e meglio caratterizzata biobanca open science al mondo per questo tipo di neoplasia, Xenturion consente di testare farmaci su modelli che conservano la complessità genetica dei tumori originali, aggirando i limiti etici e biologici della sperimentazione animale. I modelli, hanno spiegato gli scienziati, sono stati già utilizzati per studiare la resistenza a terapie come il cetuximab, dimostrando una fedeltà straordinaria nel replicare la variabilità di risposta che si osserva nei pazienti reali.
Il motore della generosità diffusa e la testimonianza di Paolo Belli
Tutto questo, a Candiolo, poggia su un motore che non è tecnologico ma umano: la generosità. “Ogni singolo risultato della Fondazione porta la firma di chi ha scelto di sostenerci – ha ricordato il direttore generale Gianmarco Sala –, siano essi privati cittadini, imprese o chi destina il cinque per mille. Senza questa generosità diffusa, Candiolo non esisterebbe”. Una leva civica che trova un riscontro tangibile anche nelle storie di chi, dall’altra parte, ha ricevuto concrete speranze.
Tra i volti noti presenti alla serata di gala al Teatro Regio di Torino, organizzata per festeggiare l’anniversario, c’era Paolo Belli. Il cantante, che si esibirà insieme ad artisti come Diodato, Levante e Samuele Bersani, ha un legame profondo con la struttura: qui, ha raccontato, hanno salvato sua moglie Deanna. “Avevo già a che fare con Candiolo tramite la Nazionale Cantanti – ha spiegato – ma quando è successo a casa mia ho visto dedizione, passione e un know-how formidabile.
Ora il mio impegno si è triplicato, e uso la mia visibilità per invitare la gente ad affidarsi ai medici, non a percorsi alternativi”.
Verso il 2035: un cantiere aperto per vincere la sfida
Il futuro si misura quindi in metri quadri e in milioni di euro, ma la bussola rimane strettamente ancorata alla missione originale: procedere finché il cancro non sarà vinto. Il piano prevede la costruzione di nuovi edifici dedicati alla ricerca e alla degenza, connessi da gallerie luminose e immersi nel verde, trasformando l’ambiente di cura in un luogo meno asettico e più umano. Particolare attenzione è stata riservata alla progettazione del nuovo hospice, pensato non come un luogo di attesa ma come uno spazio domestico che accolga i familiari.
Con 800 professionisti in organico e oltre 254 studi sperimentali attualmente attivi, l’Istituto di Candiolo – IRCCS si candida a consolidare il suo ruolo di eccellenza internazionale, mantenendo fede a quella promessa silenziosa fatta quarant’anni fa, quando qualcuno credeva che costruire un centro oncologico d’avanguardia finanziato solo dalla solidarietà fosse un’impresa impossibile.
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