Referendum 8 e 9 giugno, cinque quesiti su lavoro e cittadinanza: come funziona il voto
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Redazione Interno
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Gli italiani saranno chiamati alle urne domenica 8 e lunedì 9 giugno per esprimersi su cinque referendum abrogativi, quattro dei quali promossi dalla Cgil e incentrati sul Jobs Act, mentre il quinto, sostenuto da un comitato trasversale guidato dal deputato di +Europa Riccardo Magi, riguarda la legge sulla cittadinanza. Le votazioni si svolgeranno in due giorni distinti: l’8 giugno dalle 7 alle 23 e il 9 giugno dalle 7 alle 15, con la possibilità per molti di votare anche da remoto, una novità che potrebbe influenzare l’affluenza.
I quattro quesiti sul lavoro mirano a modificare alcune disposizioni introdotte dalla riforma Renzi, già più volte ridimensionate dalla giurisprudenza. Si tratta, nello specifico, di norme che regolano i contratti a termine, l’indennità di licenziamento per le piccole imprese, la responsabilità solidale nei subappalti e, soprattutto, l’abolizione del Jobs Act, tema che ha riacceso il dibattito tra sindacati e governo. La Cgil, con una campagna itinerante che ha toccato anche stabilimenti come quelli della Stellantis e della Leonardo, spinge per il "sì", sostenendo che le attuali regole abbiano indebolito le tutele dei lavoratori.
Diverso il discorso per il quesito sulla cittadinanza, che punta a modificare i criteri di acquisizione della cittadinanza italiana, oggi basati sullo ius sanguinis. Il comitato promotore, composto da centinaia di associazioni, chiede l’introduzione di percorsi più inclusivi, sebbene il tema sia da anni al centro di aspre divisioni politiche.
Sul fronte delle posizioni partitiche, mentre il centrosinistra sembra orientato a sostenere i "sì", Fratelli d’Italia ha già annunciato la sua preferenza per l’astensione, considerando i referendum uno strumento inappropriato per modifiche legislative che, a loro avviso, andrebbero affrontate in Parlamento




