Dazi sullo Stretto di Hormuz, perché la minaccia Usa è stata definita una follia giuridica
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Redazione Esteri
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I dazi sullo Stretto di Hormuz sono finiti al centro del dibattito dopo la minaccia, poi rientrata, di possibili tariffe da parte degli Stati Uniti. Secondo il ricercatore di Diritto Internazionale dell'Università Statale di Milano Mandrioli, una simile ipotesi rappresenterebbe una "follia giuridica", poiché le acque dello stretto ricadono sotto la sovranità di Oman e Iran. Lo stesso studioso richiama inoltre una tradizione storica degli Stati Uniti favorevole alla massima libertà di navigazione, elemento che rende ancora più rilevante il contrasto tra quella posizione e l'ipotesi avanzata nelle ultime settimane.
Lo Stretto di Hormuz al centro delle tensioni internazionali
La vicenda si inserisce in un quadro internazionale che, nel giro di pochi giorni, ha visto sfumare la fragile tregua costruita nelle settimane precedenti. Il memorandum del 17 giugno è stato accantonato e il ritorno a scenari di forte contrapposizione ha riportato al centro dell'attenzione il ruolo dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per i traffici marittimi e per gli equilibri energetici. La giornata del 15 luglio 2026 viene descritta come un momento capace di evidenziare quanto energia, rotte marittime e alleanze internazionali siano sottoposti a un progressivo logoramento, con effetti che si riflettono ben oltre l'area del Golfo.
Il contesto viene raccontato attraverso una serie di eventi collegati tra loro. La parata militare di Parigi del 14 luglio, con la presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky accanto al presidente francese Emmanuel Macron, viene presentata come un segnale della volontà francese di mantenere un ruolo centrale nella sicurezza europea. A questo si affiancano il raid di droni nel Golfo Persico e le ricadute che le tensioni internazionali possono avere anche sul costo dell'energia in Europa, delineando uno scenario in cui gli sviluppi geopolitici incidono direttamente sulle principali rotte commerciali.
Diritto internazionale, libertà di navigazione e nuovi equilibri
Nel confronto tra Stati Uniti e Iran, mentre Israele viene descritto come operante su un piano parallelo ma distinto, emerge secondo il testo una crescente difficoltà statunitense che riguarda non soltanto la diplomazia. Nonostante l'offensiva americana abbia colpito i vertici del regime iraniano e, secondo le dichiarazioni degli Stati Uniti, abbia distrutto sistemi di attacco e difesa di Teheran, i missili balistici iraniani continuano a raggiungere gli obiettivi prefissati nell'area del Golfo. Parallelamente, la diplomazia delle figure di secondo piano della Repubblica islamica avrebbe ottenuto un livello di ascolto e una credibilità descritti come senza precedenti dalla Rivoluzione iraniana del 1979.
Il tema della libertà di navigazione resta uno degli elementi centrali del confronto. Il dibattito sulle possibili tariffe nello Stretto di Hormuz si affianca infatti al richiamo del Consiglio IMO a preservare la libera circolazione marittima, mentre il riferimento allo stretto di Bab al-Mandeb amplia l'attenzione alle principali strozzature del commercio globale. In questo quadro il diritto internazionale, la sovranità sulle acque e la tutela delle rotte marittime si intrecciano con le tensioni geopolitiche, trasformando una minaccia successivamente ritirata in un caso che continua ad alimentare il confronto sulle regole della navigazione e sugli equilibri internazionali.




