«Femminicidio a Bergamo, le amiche di Valentina Sarto: “La supplicavamo di andarsene, ma lei non voleva”»
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Redazione Interno
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Non voleva andarsene. Nonostante le minacce, nonostante il clima di controllo che da mesi aveva trasformato la sua vita in una gabbia, Valentina Sarto restava. Lo raccontano ora, negli interrogatori della Squadra Mobile, le amiche più intime della barista 41enne uccisa dal marito Vincenzo Dongellini nella loro abitazione di via Pescaria, mercoledì mattina. A essere preoccupati per la sorte della donna, emerge con chiarezza dalle dichiarazioni della testimone di nozze Silvia Spinelli di Cene e dell’uomo che Valentina frequentava da febbraio, Moris Panza di Almenno San Bartolomeo, non erano tanto i diretti interessati quanto le persone che le stavano accanto.
Erano loro, gli amici, a insistere perché lasciasse quella casa; lei, pur ammettendo di non amarlo più, continuava a cercare di gestire la situazione, convinta forse di poter tenere a bada un uomo che, secondo quanto ricostruito, mostrava segni di una personalità “controllante” e periodi di depressione ricorrente. La tensione, per chi le voleva bene, era palpabile. Moris Panza, che con Valentina aveva intrecciato una relazione da febbraio, aveva una consapevolezza ancora più netta del pericolo: fu lui a esortarla a registrare le liti con il cellulare, a conservare i messaggi vocali carichi di minacce che il marito le inviava, come prova di un’ossessione che cresceva di giorno in giorno.
Proprio quelle registrazioni, insieme a un messaggio in cui lei scriveva esplicitamente «Mi ha minacciato» e a una registrazione di un litigio, sono finite nelle mani degli investigatori. In un’occasione, dopo una delle tante liti, Panza aveva notato dei graffi sul della donna, un segno tangibile di una violenza che sembrava ormai essere diventata la norma. Eppure, quando sabato scorso la coppia si era presentata ai carabinieri di Almenno per chiedere consigli su come muoversi, le era stato spiegato che la denuncia doveva essere sporta personalmente dalla vittima a Bergamo. Lei aveva preso tempo, illudendosi che bastasse una settimana per capire se la situazione si fosse calmata.
La drammatica sequenza dei fatti, ricostruita dagli inquirenti, inizia ben prima del mattino del 18 marzo. Un vicino di casa ha raccontato di aver sentito un urlo squarciare il silenzio nella notte, intorno alle quattro di martedì, e una frase precisa: «Lasciami stare». Poche ore dopo, nella cucina di via Pescaria, Dongellini ha accoltellato la moglie. Dopo il delitto, l’uomo ha tentato il suicidio bevendo candeggina, venendo poi trasportato in ospedale dove è rimasto piantonato fino al giorno successivo, quando è stato dichiarato dimissibile e trasferito nel carcere di Bergamo. Il pm Antonio Mele e il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota hanno già provveduto a interrogarlo, ma l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Un delitto senza precedenti a Bergamo
Il caso di Valentina Sarto, almeno per la città di Bergamo, rappresenta un precedente giudiziario di rilievo. La Procura, infatti, ha contestato a Vincenzo Dongellini non il semplice reato di omicidio volontario, ma il nuovo e più grave delitto di femminicidio, introdotto dalla legge 181/2025 entrata in vigore lo scorso dicembre. La norma, che riscrive il codice penale inserendo l’articolo 577-bis, punisce con l’ergastolo chi cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso “come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo”.
La scelta della Procura, dunque, si fonda proprio su quegli elementi emersi dalle testimonianze e dai messaggi: un comportamento di controllo sistematico, minacce, e la reazione violenta alla decisione della donna di porre fine al rapporto. Sarà l’autopsia, eseguita nella mattinata di venerdì 20 marzo dal medico legale Luca Tajana, a fornire ulteriori dettagli tecnici sulla dinamica. Un primo esame esterno aveva già rilevato almeno sei coltellate, inferte al collo e tra il torace e un fianco, e l’assenza di segni di difesa sul della vittima – un particolare che potrebbe suggerire che Valentina sia stata colta alle spalle o colta di sorpresa. La scena del crimine, con tre coltelli rinvenuti tra il letto e il pavimento della camera da letto, e il marito trovato in casa con ferite superficiali alle braccia, sarà al centro delle prossime verifiche degli inquirenti.
Il rimpianto di chi non l’ha salvata e il dolore della madre
Mentre gli accertamenti proseguono, la cerchia dei parenti e degli amici tenta di elaborare un lutto aggravato dal senso di impotenza. Lia Ventura, la madre di Valentina residente a Pavia, ha affidato ai social il suo dolore, un grido che riecheggia le mancate occasioni di intervento. «Avevi 41 anni e lui ti ha tolto la vita senza pietà – si legge nel suo post –. Ti ha portato via da me e da chi ti amava veramente, ma io ti terrò sempre dentro il mio cuore». E poi una promessa e un rimpianto: «Un giorno ci rivedremo e potremmo abbracciarci come facevamo quando stavamo insieme. Scusami se non sono riuscita a proteggerti da lui».
Quella protezione, che la madre non è riuscita a garantirle nonostante le confidenze della figlia su episodi passati di violenza – come quando le aveva sbattuto la testa contro l’armadio e tirato i capelli – è la stessa che gli amici e il nuovo compagno tentavano di offrirle. Moris Panza, stringendo il cellulare carico di prove, ha raccontato di averla implorata fino all’ultimo: martedì sera, sentendo la tensione al culmine, le aveva inviato un sms supplicandola di scappare subito a Seriate da un’amica. Valentina, forse stremata o ancora convinta di poter controllare la furia del marito, non rispose.
Ora, l’attenzione si sposta sul piano processuale. Dongellini, difeso dall’avvocata Stefania Battistelli, attende l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari che dovrà convalidare o meno l’arresto. In attesa che l’uomo decida di fornire la sua versione dei fatti, la Squadra Mobile continuerà a sentire testimoni, tra cui i vicini di casa e i familiari di entrambi i coniugi, per ricostruire ogni tassello di una relazione che, nonostante i segnali, non è riuscita a scongiurare l’epilogo più tragico.




