Le amiche di Valentina Sarto: “Insistevamo perché lo lasciasse, ma lei non voleva”
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Redazione Interno
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Il racconto di chi le stava accanto, emerso dalle testimonianze rese alla Squadra Mobile, dipinge il ritratto di una violenza annunciata eppure subita nell’isolamento più totale. A parlare, sentite dagli investigatori, sono le amiche più intime di Valentina Sarto, la barista di 41 anni uccisa mercoledì mattina dal marito, Vincenzo Dongellini, nella loro abitazione di via Pescaria a Bergamo. Dalle dichiarazioni di Silvia Spinelli di Cene, amica del cuore e testimone di nozze, e di Moris Panza di Almenno San Bartolomeo, l’uomo con cui Valentina aveva una relazione da febbraio, emerge un paradosso che gli inquirenti stanno mettendo a fuoco: a essere più preoccupati del comportamento del 49enne non era tanto lei, quanto le persone che le volevano bene. Loro, le amiche, insistevano perché andasse via di casa; lei, pur non amandolo più e pur avendo intrapreso un’altra relazione, esitava, sentiva il dovere di stargli vicino, forse per pietà o per paura di una reazione che, con il senno di poi, immaginavano fin troppo esplosiva.
Le ombre della normalità e il codice rosso mancato
Sul fronte investigativo, la Procura di Bergamo ha già tracciato una linea netta, contestando a Dongellini – ora ristretto nel carcere di via Gleno dopo essere stato dimesso dall’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove era stato ricoverato per aver ingerito candeggina e per alcune ferite superficiali – il nuovo reato di femminicidio. Si tratta della prima applicazione a Bergamo della legge 181/2025, entrata in vigore lo scorso dicembre, che introduce nel codice penale l’art. 577-bis, punendo con l’ergastolo l’uccisione di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, controllo o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti e libertà. Un quadro normativo che nella fattispecie concreta si confronta con una realtà di omissioni e segnali ignorati: Valentina, infatti, si era già rivolta ai carabinieri di Almenno San Salvatore lo scorso sabato, accompagnata proprio da Moris Panza. Voleva un consiglio su come comportarsi, aveva raccontato al compagno di aver ricevuto minacce, aveva mostrato graffi e registrato una lite, ma non aveva formalizzato una denuncia. I militari l’avevano invitata a sporgere querela, ma lei – a quanto si apprende – chiese una settimana di tempo per verificare se la situazione si fosse calmata. Tempo che la vittima, in realtà, non ha avuto.
La dinamica e l’applicazione della nuova legge
Gli elementi raccolti dalla Squadra Mobile convergono ora verso l’autopsia disposta sul della donna, affidata al medico legale Luca Tajana. Dal primo esame esterno, effettuato subito dopo il ritrovamento, è emerso che Valentina Sarto è stata colpita da almeno sei coltellate, concentrate al collo e nella zona tra il torace e il fianco; non vi sarebbero segni di difesa, un dettaglio che potrebbe far propendere per un agguato avvenuto alle spalle mentre si trovava nella camera da letto, dove i rilievi della scientifica hanno rilevato diverse tracce ematiche. La presenza di tre coltelli – due sul letto e uno sul pavimento – suggerisce la furia dell’aggressione. A dare l’allarme era stata la figlia ventiduenne di Dongellini, nato da una precedente relazione, la quale ricevette una telefonata dal padre in cui lui le disse di aver litigato con Valentina e che la donna stava male. La giovane non ebbe esitazioni e avvertì subito i soccorsi, che trovarono la barista ormai senza vita.
La vita spezzata e il vuoto nel quartiere
Nel quartiere di Valtesse, il Baretto di fronte allo stadio dove Valentina lavorava è rimasto chiuso. Sulla vetrina, un semplice foglio: "Chiuso per lutto. Rispetto". La titolare del locale, che conosceva bene la ragazza, ha raccontato agli inquirenti come il comportamento di Valentina fosse cambiato solo nell’ultimo periodo, un’inquietudine che lei stessa definisce di non aver saputo interpretare. Una cliente abituale, intanto, ha ricordato di averla vista qualche tempo fa con un braccio fasciato: “Ma cosa ti è successo?” chiese. “Non è nulla, sono caduta” rispose lei, minimizzando. Una risposta che cela il meccanismo di protezione tipico di chi subisce violenza psicologica prima ancora che fisica, un silenzio che rende difficile l’intervento preventivo delle istituzioni. Ora, mentre la città si prepara a manifestazioni di vicinanza alla famiglia, la madre di Valentina – Lia Ventura – ha affidato a un post su Facebook il proprio dolore: “Avevi 41 anni e lui ti ha tolto la vita senza pietà. Ti ha portato via da me e da chi ti amava veramente, ma io ti terrò sempre dentro il mio cuore”. Parole che restituiscono l’umanità della vittima, al centro di un’inchiesta che dovrà stabilire se il marito, ancora avvolto nel silenzio e in attesa dell’interrogatorio di convalida, abbia agito con quella specifica volontà discriminatoria che la nuova legge intende punire con il massimo della pena.




