Valentina Sarto uccisa con 19 coltellate, l’escalation di violenza in pochi giorni: «Andò dal medico a farsi visitare una mano, lui gliel’aveva stritolata»
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Redazione Interno
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Simone Sarto alla prima frase scoppia in lacrime. Abbraccia il compagno della madre, poi il padre, mentre Lia Ventura, la mamma, sembra consumata dal dolore. Eppure non si piega davanti a nessuna domanda che le viene posta su come Valentina si fosse innamorata di Vincenzo, su come lui fosse cambiato dal matrimonio, sull’escalation di violenza degli ultimi giorni. «Morta lei, sono morta anch’io», dice parlando del dolore che l’ha travolta, una consapevolezza che affiora da ogni parola, da ogni gesto di chi ha perso una figlia in circostanze che portano il marchio indelebile della sopraffazione più brutale.
Valentina non ha avuto nemmeno il tempo di difendersi, ribellarsi, scappare: è stata colpita alle spalle. Era in camera da letto quando il marito si è accanito su di lei, la donna che amava da undici anni. Si erano fidanzati il 20 febbraio 2015, sposati il 24 maggio 2025. Vincenzo Dongellini ha impugnato il coltello e l’ha colpita 19 volte in diverse parti del. Due i fendenti letali: alla carotide, giugulare, cervicale. L’autopsia, eseguita dal medico legale Luca Tajana all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, ha confermato la dinamica di un agguato consumato tra le mura domestiche, dove non c’è stata possibilità di scampo per la barista di 42 anni.
Il racconto della madre e la mano stritolata
Lia Ventura, che non ha mai smesso di ascoltare la figlia anche quando le parole si facevano più difficili da pronunciare, ha ricostruito le fasi più recenti di una relazione diventata un laccio. A gettare luce su quel crescendo di violenza – spesso silenzioso perché coperto dalla paura o dalla speranza che le cose potessero cambiare – è stato un episodio rivelatore: Valentina si era presentata dal medico con una mano ferita, dopo che il marito gliel’aveva stritolata. «Mi ha inviato la foto della mano tutta fasciata, su WhatsApp – ha raccontato la madre – mi ha detto che si era fatta male da sola. Le ho chiesto di dirmi la verità e dopo aver insistito ha ammesso: è stato lui, me l’ha stritolata». Un dettaglio che non è sfuggito agli inquirenti e che si inserisce in un quadro di vessazioni iniziate, secondo quanto emerso, dopo le nozze celebrate lo scorso maggio.
Il nuovo compagno e la visita in caserma
Da febbraio, Valentina aveva intrecciato una nuova relazione con Moris Panza, un cliente del bar dove lavorava. Un legame che, lungi dall’essere la causa scatenante come talvolta si prova a etichettare frettolosamente, rappresentava piuttosto il tentativo di uscire da un matrimonio ormai logorato. L’uomo, sentito dalla polizia, ha raccontato di aver più volte spinto Valentina a sporgere denuncia. Lo scorso sabato, l’aveva persino accompagnata dai carabinieri di Almenno San Salvatore «per avere un consiglio su come comportarci», ma lei non era convinta e aveva deciso di aspettare ancora una settimana, per vedere come sarebbero andate le cose. Una settimana che non ha avuto il tempo di finire. Una decisione, la sua, dettata forse dalla stanchezza o dalla sottovalutazione di un rischio che si faceva, giorno dopo giorno, più concreto.
La dinamica dell’omicidio e il silenzio dell’indagato
Mercoledì mattina, in via Pescaria a Bergamo, la tensione è esplosa. Secondo i rilievi della scientifica e l’autopsia disposta dal pm Antonio Mele, Valentina è stata raggiunta alle spalle mentre si trovava in camera da letto. Diciannove i colpi inferti, due dei quali hanno reciso la carotide e la giugulare, provocando una morte pressoché immediata per dissanguamento. Dongellini, dopo il gesto, ha chiamato la figlia ventiduenne, avuta da una precedente relazione, dicendole di aver litigato con Valentina. È stata la ragazza a lanciare l’allarme. Quando gli agenti sono entrati nell’appartamento, hanno trovato la donna in un lago di sangue e l’uomo accanto a lei, con ferite superficiali alle braccia: secondo quanto riferito, un tentativo di togliersi la vita con lo stesso coltello e l’ingestione di candeggina. Trasferito in ospedale e poi dimesso, Vincenzo Dongellini è stato accompagnato nel carcere di via Gleno. Interrogato dal pm, si è avvalso della facoltà di non rispondere.




