Il caso di Valentina Sarto, uccisa dal marito, e il dolore di una madre che aveva previsto tutto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “Le dicevo: ‘Vieni via’. Ma lei voleva aiutarlo: ‘Poi si calma’”. Lia Ventura, la madre di Valentina Sarto, risponde al telefono con il fiatone, il fiatone di chi ha appena varcato la soglia del Comune per organizzare i funerali di una figlia. Si trova a Pavia, ma raggiungerà Bergamo per vederla per l’ultima volta, prima che si proceda con l’autopsia fissata per oggi, venerdì 20 marzo. È un dolore che non ha bisogno di aggettivi, quello di una madre che si trova a raccontare, con la lucidità straziante di chi aveva visto ciò che altri non volevano vedere, di aver implorato la figlia di allontanarsi da quell’uomo. Valentina, però, sceglieva di restare; lo faceva con la convinzione, rivelatasi tragicamente vana, che la furia del marito fosse solo temporanea, un momento di buio dopo il quale tutto sarebbe tornato a posto.

Un matrimonio di immagini e un delitto consumato tra le mura domestiche

Vincenzo Dongellini, il marito, appare nei video sui social come un uomo che balla e ride, cornice perfetta di un matrimonio celebrato il 24 maggio 2025 tra musica e baci. Una narrazione pubblica che si scontra brutalmente con quanto accaduto nel primo pomeriggio di mercoledì 18 marzo, all’interno dell’abitazione di via Pescaria. È lì che la vita di Valentina Sarto, 41 anni, è stata spezzata. Il sostituto procuratore Antonio Mele, che coordina le indagini, ha affidato l’incarico per l’autopsia a Luca Taiana dell’Istituto di medicina legale di Pavia. Sarà proprio l’esame autoptico, condotto dal medico legale Matteo Marchesi del Papa Giovanni, a dover chiarire gli aspetti ancora oscuri della dinamica: il primo esame esterno non è stato sufficiente a stabilire con certezza se l’aggressione sia avvenuta alle spalle o di fronte, né ha permesso di individuare con precisione il numero delle ferite o l’ora esatta del decesso. Quello che già emerge, dagli accertamenti preliminari, è l’assenza di segni di colluttazione sul della donna, un dettaglio che potrebbe delineare ulteriormente la natura dell’aggressione.

Il cordoglio di chi la conosceva e la memoria spontanea sotto casa

La vicenda ha lasciato uno sgomento profondo tra coloro che incrociavano la sua vita quotidianamente. Marisa, la vicina del piano superiore, si presenta con gli occhiali scuri e il trucco che le cola sulle guance. Partecipare al presidio organizzato sotto la palazzina, per lei, è stato un atto dovuto: “Per me era una sorella”. Racconta di essersi trasferita in una città sconosciuta e di aver trovato in Valentina un sostegno insostituibile, una presenza rara per generosità. Anche lei, l’anno scorso, era presente al matrimonio con Vincenzo Dongellini, testimone di un’unione che oggi appare sotto una luce completamente diversa. Analogamente, il dolore si respira tra gli amici e i clienti del Baretto, il luogo frequentato dalla vittima, descritto da chi lo vive come una famiglia; tutti si dicono sconvolti di fronte a una fine tanto assurda quanto violenta.

Il cordoglio della città e il gesto estremo di una madre

Bergamo si prepara a vivere una serata di raccoglimento. Per oggi, alle 20.30, è stata indetta una fiaccolata silenziosa in memoria di Valentina Sarto, un’iniziativa che nasce dal bisogno collettivo di fermarsi di fronte all’ennesimo femminicidio. Il ritrovo è fissato proprio nei pressi del luogo del delitto, dove in questi giorni si è formato uno spazio di memoria spontanea, un accumularsi di fiori, candele e messaggi lasciati da chi non la conosceva ma si sente ugualmente colpito dalla vicenda. Sulla piattaforma Facebook, intanto, anche il noto musicista Roby Facchinetti ha voluto ricordarla, un segno di come la sua storia abbia superato i confini strettamente locali per toccare una corda più ampia.

Lia Ventura, nel suo dolore, ha compiuto un gesto che parla da solo: ha bruciato le foto del genero. Un atto simbolico che riassume la frattura definitiva tra la vita che Valentina immaginava e la realtà di una figlia a cui aveva consigliato di scappare. Per la madre, ora, c’è solo una richiesta di giustizia. “Deve pagare”, dice con voce stremata, lasciando intendere che nessuna attenuante potrà mai restituire ciò che è stato tolto, né sanare l’angoscia di aver visto profilarsi la tragedia senza riuscire a scongiurarla.

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