Il femminicidio di Valentina Sarto a Bergamo, il marito non risponde al pm e viene trasferito in carcere

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   È stato dimesso dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e subito tradotto nel carcere di via Gleno Vincenzo Dongellini, il cinquantenne che mercoledì mattina, al culmine di una lite domestica, ha ucciso la moglie Valentina Sarto a coltellate. L’uomo, che dopo il delitto aveva tentato un maldestro gesto autolesionista ferendosi alle braccia e ingerendo della candeggina, era piantonato in una stanza del reparto di medicina protetta; una volta dichiarato guaribile, per lui si sono aperte le porte della casa circondariale, dove ora si trova in regime di detenzione cautelare con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Nelle prossime ore il sostituto procuratore Antonio Mele, che coordina le indagini della Squadra mobile, valuterà se sottoporlo a un nuovo interrogatorio, dopo che ieri l’indagato si era avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a fornire le proprie generalità in un evidente stato di confusione e shock.

La vittima, quarantaduenne originaria del Bolognese e trapiantata da anni in terra orobica, lavorava come barista al Baretto Civico 1907, storico ritrovo dei tifosi dell’Atalanta situato di fronte allo stadio. Ed è stato proprio in quel locale che, agli inizi di febbraio, aveva conosciuto Moris Panza, un cliente con il quale aveva intrapreso una relazione sentimentale. Un legame che la donna non aveva mai nascosto al marito, al quale aveva anzi manifestato con chiarezza l’intenzione di chiudere definitivamente il matrimonio, celebrato appena lo scorso 24 maggio dopo una convivenza decennale. Da quel momento, però, la gelosia ossessiva di Dongellini, un ex magazziniere che viveva di lavori saltuari nel settore edile, si era trasformata in una spirale di vessazioni e violenze, fatte di insulti, minacce e almeno un paio di episodi in cui sarebbe passato alle mani. Panza, ascoltato dagli inquirenti, ha mostrato agli investigatori i messaggi vocali che Valentina gli inoltrava, registrazioni in cui si sentiva la furia del marito che perdeva il controllo per futili motivi, come la semplice idea che la moglie volesse iscriversi in palestra.

Non risultavano denunce o querele presentate dalla Sarto, ma quattro giorni prima dell’omicidio, precisamente sabato 14 marzo, la donna si era recata insieme al nuovo compagno dai carabinieri di Almenno San Salvatore. Un sopralluogo, quello in caserma, che Panza ha definito come un tentativo disperato di capire come muoversi per sottrarsi a quella morsa. I militari, spiegano le fonti investigative, avevano invitato Valentina a formalizzare una denuncia, spiegando che solo un atto ufficiale avrebbe potuto attivare i meccanismi di protezione previsti dal Codice Rosso. Lei, tuttavia, aveva chiesto tempo, forse nella convinzione di poter ancora gestire la situazione o per paura di ritorsioni immediate: «Aspetto una settimana, se continua così vado» avrebbe riferito ai carabinieri, rinviando quella decisione che forse le sarebbe potuta costare cara. Una speranza di mediazione, la sua, che si è infranta contro la furia omicida di Dongellini.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.